MILAN DESIGN WEEK

MILAN DESIGN WEEK

MILAN DESIGN WEEK

MILAN DESIGN WEEK

Posthuman: conversations with humans

Posthuman: conversations with humans 16 Marzo 2017

Cosa ne pensano Ingegneri, Filosofi e Ricercatori del post-umano? Dieci conversazioni con esperti di svariati settori per avvicinarci al tema del Posthuman, affrontato da Logotel durante la Milan Design Week 2017

Posthuman: conversations with humans

Molte sono state le rivoluzioni politiche, sociali e tecnologiche che hanno radicalmente cambiato il nostro modo di vivere e lavorare. Le veloci trasformazioni portano ad immaginare futuri nei quali il ruolo dell’uomo è incerto e sfocato. 
Stiamo per entrare in un’epoca in cui lo scenario lavorativo sarà dominato dai robot o abbiamo dato avvio ad un periodo di creazione di nuove professioni e lavori?
E in che modo cambia il rapporto tra uomo e tecnologia quando l’essere umano diventa oggetto tecnologico esso stesso?

Queste e altre domande vengono esplorate nelle 10 conversazioni fatte con esperti dai diversi background per dare allo sfaccettato tema del post-umano una visione il più varia e multidisciplinare possibile.

Parte integrante del percorso della mostra Posthuman, allestita negli spazi Logotel durante la Milan Design Week 2017, le Conversations ci aiutano a ragionare sulla relazione uomo-macchina e sulle nuove tecnologie, completando una riflessione composta anche dall'installazione creata dai robot di Maria Yablonina, dai 100 casi studio e dall'attività Questions For Humans.


Nel video qui sotto, alcuni estratti dei contributi delle persone intervistate:

 

  

Antropologi, Professori di Etica, Ingegneri Bio-meccanici, Filosofi, Designer, Atleti, Ricercatori: conosciamo più in dettaglio gli esperti che hanno dato voce alle Conversations, approfondendo i temi trattati da ognuno.

 

FABIO SECCI

Adaptive athlete and Customer Experience Manager
Il rapporto con il corpo raccontato come un viaggio, fatto di prove e traguardi.
Fabio Secci, atleta italiano dei Mondiali di Adaptive Surf, racconta il raggiungimento del proprio benessere attraverso ciò che lui stesso definisce “estensione di sé”: una protesi stampata in 3D che lo ha aiutato ad aumentare le sue performance sportive e ad affrontare le sfide di tutti i giorni.
La tecnologia è quindi lo strumento in grado di abbattere le barriere fisiche, garantire armonia psicologica, permettere l’espressione delle proprie capacità e migliorare i rapporti sociali: “Pensiamo ad esempio ai Paesi dove i bambini non hanno alcuna protesi, come è il loro rapporto con gli altri?”

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui.

 

EYAL BURSTEIN

Designer
Qual è il futuro che si prospetta per gli esseri umani? Secondo il designer Eyal Burstein con il passare del tempo il termine post-human diventerà sempre più obsoleto e farà spazio ad un nuovo tipo di umanità: quella dove gli strumenti tecnologici si integreranno con gli esseri umani per formare entità uniche e nuove e dove i desideri e i progetti della mente umana saranno sempre più ambiziosi, a discapito di una perdita di tutti quei lavori legati allo sforzo fisico e manuale.

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui.

 

FRANCESCA FERRANDO

Philosopher of the Post-human
Attraverso una panoramica sul significato del termine “Postumanesimo”, Francesca Ferrando, docente e filosofa, spiega l’approccio di questa complessa teoria filosofica che, spostando l’uomo dalla sua centralità, osserva l’esistenza umana includendo diversi esseri, umani e non.
In questo senso ci incoraggia ad annullare ogni visione dualistica del mondo (che non dà spazio alla collaborazione) per osservare questo momento storico come caratterizzante per l’evoluzione della specie umana: l’essere umano non ha rivali, è unico per sentimenti e creatività e, in quanto tale, è diverso da qualsiasi altra entità.

 Per vedere l'intervista integrale, clicca qui.

 

NIKA MAHNIČ

Critical writer
Prima di definire il Post-umano, bisogna concentrarsi sul significato di “umano”.
Per questo motivo Nika Mahnič, scrittrice e critical thinker, pone l’attenzione su ciò che ci rende ancora “umani”: diritti, responsabilità e identità.
Tre concetti che, se rispettati dall’uomo, ci permetteranno di continuare a convivere in armonia con la tecnologia, prediligendo un approccio più connesso con la natura, il corpo e l’umanità.
In questo modo l’attualizzazione di un’era postumana potrà essere rimandata a un futuro ancora più lontano.

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui.

 

MARCO AVARO

Bio-mechanical engineer
Protesi, disabilità e stampa 3D: come il sapere umano viene condiviso a distanza permettendo collaborazioni rivoluzionarie? Per l’ingegnere Marco Avaro utilizzare la tecnologia significa costruire nuovi strumenti a servizio dell’uomo, quell’essere perfetto che, con i suoi bisogni e la sua fisicità, rimane il punto di partenza di ogni ricerca: una macchina insostituibile capace di rendere sempre più umano il processo tecnologico e sfruttarlo a proprio vantaggio per creare nuove opportunità.

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui

 

KEVIN LAGRANDEUR

Professor at New York Institute of Technology
L’automazione nel mondo del lavoro sta generando sempre più timori. Ma i robot ‘ruberanno’ davvero il lavoro agli umani? Secondo il professore Kevin Lagrandeur il futuro non è così negativo. Se si osservano, infatti, “le condizioni economiche a cavallo fra il XIX e il XX secolo, [si troverà] una replica quasi esatta della nostra era, con l'esplosione di nuove tecnologie e la nascita di nuovi tipi di industrie che inizialmente portarono alla perdita di molti posti di lavoro. […] Ma 25 anni dopo, quando le persone si inventarono nuove attività ed ebbero nuove idee per sfruttare il potenziale industriale, si vennero creare nuovi posti di lavoro per quelle stesse persone. Questo concetto si chiama distruzione creativa: si distruggono posti di lavoro, ma ne vengono creati altri grazie alle nuove tecnologie”. L’importante sarà quindi essere in grado di allenare nuove skills per essere preparati alle professioni del futuro.

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui

 

FRANCESCO BOTTURI

Professor of Moral Philosophy at Università Cattolica Milano
Se è vero che, fin dai tempi delle asce di selce e del fuoco, l'uomo ha sempre avuto una relazione intima con la tecnologia, adesso "ha un rapporto col suo prodotto tecnologico molto diverso quando questo prodotto è se stesso”. Non vedremo però mai un superamento di esseri artificiali su esseri umani: “Chi gestirà le tecnologie non saranno i robot, perché la tecnologia è prodotta dal pensiero umano. Quindi l’uomo come tale non può essere cancellato dalla tecnologia. Casomai il problema è che la tecnologia seleziona moltissimo che tipo di capacità umana viene esaltata”.

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui

 

JOSEPHINE SMART

Professor of Anthropology at University of Calgary
Non per tutti l’idea di Posthuman deve avere al centro l’essere umano. Per l’antropologa Josephine Smart l’uomo ha, infatti, sempre avuto un rapporto molto stretto, di sopravvivenza, con la tecnologia e esseri di altre specie. L’essere umano è sempre stato un po’ Posthuman. Il problema è che “con il tempo, noi uomini siamo diventati sempre più antropocentrici, come specie sembriamo aver sviluppato l'orribile presunzione che tutto ciò che esiste nell'universo giri intorno a noi […]. Perciò, nel futuro, se mai dovessimo giungere all'estinzione, non credo che questa sarebbe da imputare al sopraggiungere di un'intelligenza artificiale che prende il sopravvento, ma piuttosto a noi stessi e al fatto di aver ridotto l'ambiente in uno stato tale da impedire la nostra sopravvivenza come specie”.
L’essere postumano è forse quindi un essere che entra in relazione più stretta con la natura piuttosto che con la tecnologia?

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui

 

STEFAN LORENZ SORGNER

Professor of Philosophy at John Cabot University in Rome
Dai problemi di privacy legati alla mappatura del proprio genoma alle tecniche di mindfulness sui luoghi di lavoro, il futuro che dipinge il filosofo Stefan Lorenz Sorgner ha molteplici implicazioni, è un futuro nel quale le emozioni umane potrebbero “essere trasmesse da una base di carbonio a una base di silicio”. Secondo il professore tedesco “nella fase di evoluzione in post-umani, lo smartphone, ad esempio, diventerà un'estensione della nostra mente e non sarà più qualcosa di estraneo, composto di una sostanza diversa, farà parte di noi, proprio come altre nuove tecnologie diventeranno estensioni delle nostre personalità”. Vivremo in un futuro nel quale il confine tra essere umano e tecnologia sarà talmente sfocato da essere indistinguibile.

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui.

 

ALESSANDRO VATO

Bio-engineer and Researcher at Italian Institute of Technology Rovereto
Si parla sempre di futuro al singolare, ma di futuri ce ne sono più d’uno ed “è molto difficile fare previsioni a lungo termine in questo ambito, perché l’esperienza ci insegna che quando nasce una nuova tecnologia, il suo utilizzo non è limitato all’ambito per cui questa tecnologia era stata pensata. Io vedo esattamente l’opposto, nel senso che non ci sarà una ritirata dell’uomo, ma l’uomo sarà sempre più messo in gioco. Per cui le risposte banali non saranno più sufficienti ad affrontare la complessità del mondo in cui l’uomo del futuro si troverà a essere e ad agire”.

Per vedere l'intervista integrale, clicca qui

 

Per saperne di più su Posthuman e continuare a seguire le pubblicazioni sul tema, potete visitare il sito dedicato alla mostra www.post-human.it e seguire i social di Logotel Horizon, cercando #posthuman:

 

SCROLL TO TOP