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I cambiamenti dirompenti nascono dal “piccolo”

I cambiamenti dirompenti nascono dal “piccolo” 29 Maggio 2020

Un digital landscape per capire insieme come il system reframing strategico possa riorientarci verso la sostenibilità

I cambiamenti dirompenti nascono dal “piccolo”

Nel quindicesimo Landscape Logotel abbiamo incontrato Ezio Manzini, uno dei più autorevoli studiosi del design per la social innovation, anche Architetto, Professore e fondatore di DESIS, rete internazionale di scuole di design per la sostenibilità e l’innovazione sociale.

Di fronte a più di 100 collaboratori di logotel, ci ha parlato di come la transizione verso la sostenibilità non sia in relazione agli strumenti che il design usa, ma al quadro sistemico in cui si colloca.

In altre parole, progettare per la sostenibilità non è una questione di strumenti e metodi, ma dipende dalla capacità strategica di ridefinire i sistemi, il system reframing, che è in grado di innescare trasformazioni globali a partire dal cambiamento di sistema delle realtà piccole, dal locale.


Da Astronave Terra a Terra Vivente

Le innovazioni sociali dell’ultimo secolo hanno seguito lo stesso processo di ridefinizione culturale e possono essere a tutti gli effetti considerate “prototipi funzionanti” di modi di essere e di fare sostenibili, ovvero anticipazioni di un cambiamento sistemico a scala vasta.

È in questo modo che negli ultimi decenni siamo stati in grado di approcciare la sostenibilità e il ruolo dell’essere umano in modo diverso.

L’approccio tecno-centrico dell’Astronave Terra si è scontrato con la visione più sostenibile della Terra Vivente. Se da una parte il pianeta viene visto come un’entità controllabile e guidata dall’uomo, generando così un’economia non circolare o in grado di evolversi, dall’altra viene riconosciuto come un organismo di cui l’uomo è parte interconnessa e radicata.

Il design può e deve riconoscere ed essere parte di queste dinamiche, usando gli strumenti di cui dispone per orientare le nostre scelte, alimentarle e sostenerle.

Adottando ad esempio la visione della Terra Vivente, l’approccio progettuale che ne consegue deve adottare due linee guida fondamentali: imparare ad essere terrestri e tessere reti di cura per guarire l’organismo di cui siamo parte.


Da “piccolo” a mondo intero

Siamo di fronte a una sfida progettuale che si sposa alla perfezione con lo scenario SLOC: Small, Local, Open, Connected, in cui attività produttive e di servizio di piccola scala sono connesse tra loro generando reti più vaste, senza però perdere la relazione di prossimità prettamente locale degli ambienti e delle comunità.

Un passo importante che, con a disposizione le tecnologie di connettività odierne, permette al “piccolo” di diventare il nodo di una grande rete e al locale di aprirsi al mondo intero.

Ne sono un esempio le SuperiIlas di Barcellona e la proposta del sindaco di Parigi di creare “la città dei quindici minuti”, esempi virtuosi da cui prendere spunto per trarne nuove pratiche progettuali.

Anche la crisi del Covid19 ci ha fatto toccare con mano l’importanza del territorio e le comunità di luogo. E, in questo quadro, quanto sia necessario e possibile un nuovo sistema cittadino, fondato sul concetto di prossimità sociale.

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