I nuovi comportamenti dopo l’emergenza. L’antropologia ci aiuta a superare lo stato di eccezione

I nuovi comportamenti dopo l’emergenza. L’antropologia ci aiuta a superare lo stato di eccezione 17 Aprile 2020

Un Digital Landscape per capire il presente e riflettere su quello che ci aspetta fuori di casa, durante e dopo il lockdown

I nuovi comportamenti dopo l’emergenza. L’antropologia ci aiuta a superare lo stato di eccezione

Che scorpacciata. Questo è stato un nostro commento al termine dell’ottavo Digital Landscape Logotel, in cui Marino Niola, antropologo, giornalista e divulgatore scientifico italiano, ha fatto connessioni tra storia, filosofia, cronaca e informatica per comprendere l’impatto che COVID-19 avrà sul domani. Più di 100 collaboratori Logotel si sono collegati per conoscere il suo punto di vista sullo stato di eccezione in cui tutto il mondo si trova, limitato tra quattro mura domestiche. È stato un allenamento di pensiero su come diverse prospettive disciplinari possono aiutarci a interpretare ciò che aspetta la società nell’immediato futuro.

Il canto come linguaggio

Ci ragiono e canto, questo il titolo di uno storico spettacolo di Dario Fo del 1966 che raccoglieva i canti popolari d’Italia a cui abbiamo storicamente affidato le nostre gioie e i nostri dolori. E così abbiamo fatto fin dall’inizio della quarantena, da finestre e balconi, quando il canto è riemerso come manifestazione di linguaggio vitale per aiutarci in un momento in cui la normalità della lingua è sospesa e l'esistenza è entrata in uno stato di emergenza. Cantiamo contro un nemico comune; e cantare non significa smettere di pensare, ma pensare in un altro modo, insieme con la mente e con il cuore.

Le parole come farmaco

Cerchiamo un linguaggio che ci aiuti a orientarci in questo labirinto di incertezze. La comunicazione istituzionale non basta: abbiamo bisogno più che mai di poterci fidare delle parole che ci vengono rivolte, di messaggi chiari che ci aiutino a capire, anche severi da parte di figure “paterne” che in situazioni di emergenza dimostrino di sapersi prendere cura di noi. Il linguaggio assume un’importanza vitale, può essere il farmaco, come può essere un veleno.

Il ritorno al nostro tempo e il ritorno all’umano

Il vero millennium bug è il COVID-19, vent’anni dopo la sua previsione. Pensavamo a un virus immateriale, e invece si è presentato nella forma più primordiale che ci sia: un parassita semplice e mutante che ha infettato la materia vivente. Ci ha salvato l’informatica che, da apparente causa di molti mali, ne è diventata l’anticorpo comunicativo salvando la salute del nostro organismo sociale e sanitario.

L'epidemia non ha desertificato solo gli spazi e le città, ma anche il tempo, spalancando abissi di vuoto temporale da riempire. La nostra vita, fino a pochi mesi fa zippata e iperconnessa, torna a fare i conti con il nostro essere fatti di carne e sangue. Ed è il welfare, il sistema del bene, il solo farmaco in grado di curarci la mente e il corpo.

Sarà un cambiamento plastico

Stiamo attraversando un'esperienza traumatica e ne usciremo feriti. Ma guariremo e porteremo con noi il ricordo del trauma. Ci muoveremo con una prudenza diversa e torneremo alla normalità, depurandola forse dal troppo e dal vano. È come se negli ultimi vent’anni non avessimo mai avuto il tempo per fermarci e pensare. È stata una rincorsa dissennata che ora ci vede caduti, in attesa di rialzarci.

Questa emergenza sta costringendo la nostra società a un upgrade, a un balzo di anni nel futuro. Ne usciremo, sì. E ne usciremo diversi, penseremo in modo diverso, e impareremo in fretta nuove forme di ottimizzazione della nostra esistenza.

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