Pasquale Viscanti è tra i principali esperti e speaker italiani sul tema dell’intelligenza artificiale. Insieme al socio Giacinto Fiore ha fondato IA Spiegata Semplice, la più grande community italiana sul tema AI dedicata a imprenditori e manager, e organizza da anni la AI WEEK, diventato il più grande evento in Europa dedicato all’intelligenza artificiale con oltre 22.000 presenze lo scorso anno.
Con i suoi interventi e il suo lavoro, Pasquale si propone di far comprendere le grandi potenzialità che l’AI può avere nel mondo del business e nella vita quotidiana. Lo abbiamo intervistato per il magazine logotel per chiedergli il suo punto di vista su quali saranno i principali trend evolutivi dell’AI nel 2026 e per strappargli alcune anticipazioni sulla AI WEEK 2026, alla quale parteciperà anche l’Independent design company logotel.
AI WEEK 2026 in sintesi
- Quando: 19-20 maggio 2026
- Dove: Fiera Milano Rho
- Numeri: 17 palchi, 4 stage principali, oltre 700 speaker, 80+ startup
- Novità: 5 summit verticali (sport, salute, cybersecurity, startup, marketing)
- Organizzatori: Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore (IA Spiegata Semplice)
Cosa aspettarsi dall’intelligenza artificiale nel 2026?
D. Pasquale, ogni anno sembra quello della svolta per l’intelligenza artificiale. Anche il CEO di Microsoft Satya Nadella ha dichiarato che il 2026 sarà un altro anno cruciale. Cosa ti aspetti davvero dal 2026 in tema di AI?
R. Per capire dove stiamo andando, partiamo da cosa ci siamo lasciati alle spalle. Il 2025 ha consolidato le leadership mondiali: OpenAI è più forte di prima, Anthropic domina nel coding, Google ha ingranato la quarta marcia dopo anni di apparente torpore. A questo si aggiunge il mondo asiatico con Alibaba, DeepSeek e altri player che stanno giocando la partita con una qualità impressionante.
Poi c’è stato lo shopping delle big tech. Meta ha acquisito il 49% di Scale AI e ha messo un ventottenne, l’ex CEO di Scale AI, al posto di Yann LeCun, un premio Turing. Un segnale fortissimo.
Ma la vera novità è stata nelle nostre tasche, se così si può dire: abbiamo iniziato a usare l’AI davvero. Chi oggi dice “ho usato l’intelligenza artificiale” ha usato ChatGPT o un LLM, e questo è stato uno step cruciale. Il 2025 è stato l’anno della presa di coscienza: questa tecnologia non è una moda come il metaverso o gli NFT, ma qualcosa che funziona concretamente.
Quindi credo che il 2026, sul fronte anche delle persone che non sono addette ai lavori, sarà l’anno in cui l’adoption diventa non un desiderio, ma un’esigenza pratica. E diventerà una sorta di add-on quotidiano integrato negli strumenti e nelle app che utilizziamo: Gmail, Word, Instagram.
IPO e mercati finanziari: l’AI come nuovo asset
D. Potrebbe essere anche un anno di svolta sul fronte finanziario?
Assolutamente sì. Sappiamo che Anthropic sta già lavorando a una IPO (Initial public offering, l’offerta pubblica di azioni con cui una società si quota in borsa, ndr) per la seconda metà del 2026. Lo stesso percorso potrebbero seguire OpenAI, SpaceX, ByteDance. Significa che nello scenario dei mercati finanziari, trainati finora da Nvidia e Alphabet e dai classici player del petrolio e dell’energia, si inserisce l’AI come asset in cui anche il pubblico potrà investire direttamente.
E non dimentichiamo un altro mondo: la Physical AI. Il CES 2026 (Consumer electronics show) di pochi giorni fa a Las Vegas ha avuto come parola chiave la robotica. Negli ultimi 36 mesi le aziende che si occupano di robotica hanno capito come far muovere nello spazio, in ambienti pensati per esseri umani, oggetti con sembianze umane. Quindi, questo potrebbe essere l’anno in cui acquisteremo un robot.
Agenti AI: la partita che l’Italia può giocare
D. Passando alle organizzazioni: c’è stata grande adozione individuale dell’AI, ma i benefici a livello aziendale sembrano ancora limitati. Un report del MIT/Nanda molto citato lo scorso anno riportava un dato: il 95% delle sperimentazioni in ambito AI non produce un ROI. Come può cambiare lo scenario?
R. Questa è la partita che l’Italia può giocare. Non saremo mai competitivi nel mondo dei Large Language Model o dei grandi investimenti per creare unicorni. Ma siamo sempre stati bravi a realizzare software che portano valore aggiunto nelle aziende.
La parola chiave sono gli agenti. Oggi possiamo costruire tecnologia agente sopra motori che non sono nostri, creando quel pezzo di valore AI che porta benefici concreti alle aziende.
Perché gli agenti funzionano? Perché nelle aziende servono software che risolvono problemi. E risolvere un problema non significa solo ottenere una risposta: può significare ottenerla in meno tempo, o senza che debba farlo io. Gli agenti ci danno questa chance. Chi ha già relazioni con i clienti, chi fa già software, può portare AI di valore.
D. A proposito di persone: quali competenze dovranno sviluppare per utilizzare l’AI in maniera critica e costruttiva, senza il rischio di alimentare quel “debito cognitivo” di cui parla Nataliya Kosmyna, l’autrice di un altro famoso studio del 2025 e tra gli ospiti della AI WEEK 2026?
R. Sai cosa mi piace di questo periodo? Quando lavoriamo in azienda, finalmente vedo un luccichio negli occhi delle persone: sanno che esiste una “entità”, che chiamiamo AI, che può fare diversamente le cose che si sono sempre fatte allo stesso modo.
Uno dei grandi mali delle aziende è dire e pensare: “Abbiamo sempre fatto così”. L’AI ha acceso una speranza – a volte impropriamente, perché si attribuiscono all’AI cose che non fa e non farà – e ha generato una domanda nuova nelle persone: “Ci sarà un’AI che fa questa cosa?”.
Affinché sorga questa domanda però serve un’attitudine alla curiosità, alla sperimentazione, al mettere in discussione, a uscire dalla zona di comfort.
E, oltre ad avere una AI su cui lavorare, servono competenze concrete. Non parlo di sviluppare LLM, ma del fatto che se dispongo di Gemini nella suite Google Workspace, ad esempio, devo almeno saper scrivere un prompt.
AI WEEK 2026: date, programma e novità
D. L’AI WEEK 2025 è stata un successo. Con oltre 22.000 partecipanti, si è confermata l’evento più importante d’Europa nel settore. Cosa aspettarsi dall’edizione 2026?
R. Come ogni anno, rilanciamo. Ti do qualche numero di cosa ci aspetta il 19 e 20 maggio alla fiera di Rho-Milano:17 palchi e 4 stage principali, uno dedicato interamente ai paper scientifici con ricercatori provenienti dal MIT, da Oxford e Stanford. Chi oggi si sta interrogando su come l’AI sta avendo degli impatti nelle nostre vite o su quella che sarà l’AI di domani sarà su questo palco a raccontarcelo.
Inauguriamo poi due maxi stage e una novità importante: i summit. All’interno di AI WEEK 2026 ci saranno 5 villaggi verticali dedicati ai settori dove l’AI sta dando il meglio: sport, salute, cybersecurity, startup e marketing. Avremo medici che faranno screening con l’AI dal vivo, atleti professionisti, oltre 80 startup da mezza Europa, più di 700 speaker.
Il fine è sempre lo stesso: capire come questa tecnologia ci sta cambiando e come le aziende e le persone possono approcciarsi a questa nuova realtà.
D. L’anno scorso tu e Giacinto Fiore nel vostro intervento avevate parlato della necessità di un nuovo umanesimo. Quale sarà il tema della vostra riflessione quest’anno?
R. C’è un braccio di ferro in corso (ride, ndr). Da un lato pensiamo a un intervento più orientato al valore dell’AI nelle aziende, con il concetto chiave di “moltiplicatore”. Dall’altro vogliamo restare vicini al tema dell’umanesimo, considerando che quest’anno tra gli ospiti della AI WEEK 2026 ci sarà anche Llion Jones, uno degli autori di Attention is all you need, il paper che ha dato le basi alla tecnologia dei Transformer e anche l’autrice dello studio sul debito cognitivo che abbiamo citato. Stiamo decidendo, ma entro maggio battezzeremo la direzione giusta.