AI, biotecnologia, energia: le 10 tecnologie del futuro (e quali impatti avranno)

Ogni anno la MIT Technology Review seleziona le 10 tecnologie destinate a cambiare il mondo. L’edizione 2026 spazia dall’intelligenza artificiale alla biotecnologia, dal nucleare di nuova generazione al turismo spaziale. Non tutte le innovazioni avranno effetti positivi: alcune sollevano questioni etiche e sociali profonde.

L’intelligenza artificiale diventerà sempre più una compagna a cui confidare ansie e raccontare le nostre emozioni? Il vibe coding soppianterà la tradizionale modalità di scrittura dei codici di programmazione? Ed entro il 2026, potremo davvero soggiornare nello spazio (se avremo i soldi necessari per farlo)?

Sono alcune delle domande che emergono dalla lettura delle 10 Breakthrough Technologies, l’elenco delle innovazioni tecnologiche rivoluzionarie compilato ogni anno – da ormai 25 anni – dagli editor della MIT Technology Review, rivista del prestigioso Massachusetts Institute of Technology.

Intelligenza artificiale, biotecnologia, energia e sostenibilità sono i principali ambiti in cui si concentrano le scelte degli editor della rivista.

Non sempre si tratta di tecnologie che hanno un impatto positivo. Anzi: l’utilizzo sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale come AI Companion comporta un crescente rischio sociale, come spiegano gli editor della rivista.

O ancora, la possibilità di utilizzare sofisticate tecniche di screening embrionale per selezionare solo gli embrioni più intelligenti, come promette una startup, pone molti dubbi a livello etico, richiamando le ombre più nefaste dell’eugenetica.

Non sempre, inoltre, le predizioni della MIT Technology Review si sono rivelate esatte. In passato nella lista sono state inserite innovazioni – come ad esempio il visore Apple Vision Pro – che, almeno finora, si sono rivelati dei flop.

Fatte queste premesse, in questo articolo analizziamo quali sono le 10 tecnologie rivoluzionarie 2026 secondo la MIT Technology Review e quali sono i loro possibili impatti su persone e società.

Come sono state scelte le 10 tecnologie rivoluzionarie 2026

Partiamo da una breve nota metodologica. La selezione delle 10 Breakthrough Technologies non è frutto di un algoritmo o di una classifica automatica. È il risultato di un processo editoriale lungo e articolato, che si sviluppa nell’arco di diversi mesi.

Editor e giornalisti della MIT Technology Review propongono le innovazioni che ritengono meritevoli di attenzione. Ogni candidatura viene poi discussa, valutata e messa a confronto con le altre. Il criterio guida è l’impatto: le tecnologie selezionate devono avere il potenziale di portare cambiamenti significativi – positivi e negativi, come già evidenziato – nelle nostre vite e nel nostro lavoro.

L’obiettivo non è celebrare il progresso tecnologico in modo acritico, ma offrire una bussola per orientarsi nel panorama dell’innovazione.

Ogni anno, molte tecnologie meritevoli restano fuori dalla lista. La selezione finale rappresenta quindi una fotografia delle priorità e dei valori della comunità tecnologica in un dato momento storico. È uno specchio che riflette non solo lo stato dell’arte dell’innovazione, ma anche le preoccupazioni e le aspirazioni della società contemporanea.

Quali sono le 10 tecnologie rivoluzionarie 2026 secondo il MIT?

Le 10 tecnologie selezionate per il 2026 si distribuiscono in quattro grandi ambiti: intelligenza artificiale, biotecnologia, energia e clima, spazio. Ecco l’elenco completo, con un’analisi dei possibili impatti di ciascuna innovazione.

Intelligenza artificiale

Coding generativo

Vibe coding è stata scelta come parola dello scorso anno dal Collins dictionary. Il termine è stato coniato nel febbraio 2025 da Andrej Karpathy, co-fondatore di OpenAI ed ex direttore di Tesla, per indicare un metodo di sviluppo software che permette di generare un codice partendo da istruzioni fornite in linguaggio naturale a strumenti di Gen AI. Karpathy lo ha definito come “un nuovo tipo di programmazione dove ti lasci completamente andare alle vibrazioni”.

Secondo gli editor del MIT, la rivoluzione “vibe” è destinata a restare. Gli strumenti di coding basati sull’intelligenza artificiale stanno trasformando il modo in cui scriviamo, testiamo e distribuiamo il codice. Creare siti web sofisticati, videogiochi e applicazioni complesse diventa più semplice e veloce che mai.

Qual è l’impatto del coding generativo

Da un lato il coding generativo democratizza lo sviluppo software, abbassando le barriere d’ingresso per chi non ha competenze tecniche avanzate. Dall’altro, pone interrogativi sul futuro delle professioni legate alla programmazione e sulla qualità del codice prodotto automaticamente. Il consiglio degli esperti è chiaro: ai programmatori umani deve restare il compito di verificare sempre i risultati generati dall’AI.

AI Companion

Ogni giorno, milioni di persone interagiscono con chatbot basati sull’intelligenza artificiale. Sono circa 800 milioni gli utilizzatori del solo ChatGPT, al momento il chatbot di Gen AI più diffuso, seguito da Gemini di Google e Copilot di Microsoft.

Come vengono utilizzati questi chatbot? Un report diffuso lo scorso anno da OpenAI evidenziava che l’utilizzo privato è maggiore di quello lavorativo. Mentre un articolo apparso sull’Harvard Business Review a firma di Marc Zao-Sanders ha rivelato che l’use case prevalente della Gen AI è quello che rientra negli ambiti terapia e compagnia.

Nel “secolo della solitudine”, titolo di un libro della studiosa Noreena Hertz, i chatbot sono instancabili ascoltatori che simulano comportamenti empatici e tendono a dare sempre ragione alle persone che li interpellano. Non sorprende, dunque, che per alcune persone i chatbot siano diventati psicologi e confidenti, con cui sviluppano un legame intimo e personale. L’organizzazione no profit Common Sense Media stima che il 72% degli adolescenti statunitensi abbia utilizzato sistemi di AI per avere compagnia.

Qual è l’impatto dell’AI Companion

Sviluppare una eccessiva dipendenza emotiva da un’intelligenza artificiale può portare a isolamento sociale e a una distorsione delle relazioni umane, fino ad arrivare in alcuni casi a “spingere” le persone a compiere gesti estremi. La cronaca registra ormai diverse cause intentate contro OpenAI e altre aziende produttrici di sistemi di AI da parte di genitori di adolescenti vittime di suicidio.

Fortunatamente, sia alcune istituzioni politiche sia le stesse aziende AI stanno prendendo coscienza del problema, e il futuro degli AI Companion dovrebbe essere sempre più regolamentato.

Interpretabilità meccanicistica

Quando ci si riferisce ai grandi modelli linguistici (LLM) che sono alla base dei sistemi di GenAI, si ricorre spesso alle metafore degli oracoli o delle black box. Il senso è il medesimo: nessuno sa esattamente come funzionino.

L’interpretabilità meccanicistica è un approccio che mira proprio a fare chiarezza sui meccanismi di funzionamento interno dei modelli di GenAI. I ricercatori delle principali aziende di AI hanno iniziato a mappare le caratteristiche chiave, i percorsi tra di esse, fino ad arrivare a tracciare il percorso che un modello compie dal momento in cui riceve un prompt, a quello in cui genera una risposta.

Qual è l’impatto dell’interpretabilità meccanicistica

La speranza è che riuscire a comprendere meglio i meccanismi interni ai modelli AI possa aiutare a sviluppare sistemi più sicuri, affidabili e trasparenti. Ma c’è anche chi ritiene che le tecniche di interpretabilità meccanicistica non riusciranno a svelare appieno ciò che accade all’interno degli LLM.

Data center AI hyperscale

Parafrasando una famosa pubblicità degli scorsi anni, potremmo dire che l’intelligenza artificiale è nulla senza potenti data center capaci di elaborare le enormi quantità di dati necessari per far funzionare sempre meglio i modelli di AI.

Ecco perché i paesaggi urbani e agricoli anche di aree remote del pianeta stanno mutando, modificati da edifici enormi pieni di rack di server, con migliaia di chip specializzati che funzionano come un unico supercomputer gigante. Sono i data center AI hyperscale, infrastrutture di dimensioni enormi progettate per gestire carichi di lavoro massivi.

Qual è l’impatto dei data center hyperscale

Sia le principali aziende tecnologiche, sia i governi stanno investendo miliardi di dollari in queste infrastrutture. Ma il prezzo di questi investimento lo pagano anche l’ambiente e le comunità locali, che si trovano a convivere con colossi rumorosi, che consumano acqua ed energia e che in alcuni casi stravolgono il paesaggio.

In uno speciale sui dati pubblicato dall’Ispi, l’esperto di geopolitica digitale Antonio Deruda racconta ad esempio quanto avvenuto nello stato di Johor, nel sud della Malesia, dove accanto alle piantagioni di palma da olio è sorto uno dei più grandi progetti infrastrutturali al servizio del cloud e dell’intelligenza artificiale in tutto il mondo.

La sfida per il futuro è chiara e difficile: bilanciare la crescente domanda di potenza computazionale con gli obiettivi di sostenibilità, sociale e ambientale.

Biotecnologia

L’editing genetico di base

L’editing genetico di base è una forma avanzata di terapia genica che utilizza una tecnica capace di correggere singole “lettere” del DNA responsabili di malattie genetiche.

A differenza delle terapie geniche standard, questi trattamenti vengono progettati su misura per il singolo paziente e la sua specifica mutazione. Il primo caso al mondo è quello di Kyle “KJ” Muldoon Jr., un neonato americano affetto da una rara malattia che impediva al suo corpo di eliminare l’ammoniaca tossica dal sangue, condizione potenzialmente fatale.

A soli sette mesi, KJ ha ricevuto un trattamento sviluppato appositamente per lui dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania: oggi sta bene e sta raggiungendo tutte le tappe dello sviluppo, anche se continuerà ad essere monitorato dai medici per valutare l’efficacia del trattamento.

Qual è l’impatto dell’editing genetico di base

Gli impatti potenziali di questa tecnologia sono significativi: potrebbe offrire una cura a bambini affetti da malattie genetiche rare per cui non esistono alternative, evitando interventi invasivi come i trapianti d’organo.

Il problema è però rappresentato dal costo di questa terapia: attualmente è di circa un milione di dollari (paragonabile a un trapianto di fegato), ma si prevede che possa scendere a poche centinaia di migliaia di dollari nei prossimi anni.

È già in programma una sperimentazione clinica e la FDA (Food and drug administration, l’equivalente dell’EMA europea e dell’AIFA italiana) sta definendo un percorso accelerato per l’approvazione di queste terapie personalizzate.

Resurrezione genetica

Chiariamo subito: scenari alla Jurassic Park appartengono per ora solo all’universo della finzione. Ma le crescenti banche dati di informazioni genetiche sulle creature estinte stanno fornendo indizi per nuovi trattamenti medici e suggerendo soluzioni per contrastare il cambiamento climatico.

I ricercatori della Georgia State University, ad esempio, hanno studiato un enzima che gli esseri umani e altre scimmie hanno perso milioni di anni fa e la cui assenza nel nostro corpo può portare alla gotta. Alcune persone potrebbero trarre beneficio dal riaverlo, motivo per cui i ricercatori hanno usato l’editing genetico per aggiungere l’enzima alle cellule del fegato in laboratorio e stanno pensando a una terapia genetica per curare la malattia articolare.

Qual è l’impatto della resurrezione genetica

Oltre alle implicazioni mediche per l’uomo, le tecniche che la lista del MIT racchiude sotto l’etichetta accattivante di “resurrezione genetica” potrebbero aiutare a salvare le specie in via di estinzione e portare alla creazione di nuove piante resistenti ai cambiamenti climatici.

Per quanto riguarda il riportare in vita specie estinte, probabilmente è solo questione di tempo: ma le implicazioni etiche in questo caso sono più evidenti.

Valutazione degli embrioni

Lo screening degli embrioni per valutare la possibilità di insorgenza di gravi malattie genetiche è una pratica comune nelle cliniche di fertilità. Se questa è diventata, con gli anni, una pratica accettabile, molto meno lo è la sua evoluzione: utilizzare lo screening degli embrioni per predire caratteristiche relative all’aspetto, al comportamento o all’intelligenza del futuro bambino, selezionando così gli embrioni dalle caratteristiche più “gradite”.

È quanto promettono alcune startup che pubblicizzano una tecnologia chiamata PGT-P (test genetico preimpianto per malattie poligeniche). È un’evoluzione del tradizionale test genetico preimpianto (PGT), diffuso dagli anni ’90. Combinando condizioni e caratteristiche che derivano dall’interazione tra centinaia o migliaia di varianti genetiche, questi test restituiscono un punteggio che predice con quanta probabilità un embrione possa diventare un bambino con gli occhi blu, un determinato QI o una determinata statura.

Le società che offrono PGT-P sono sempre di più. La prima è stata la Genomic Prediction nel 2019. Ad oggi, oltre 100 cliniche della fertilità negli USA offrono questo test.

Qual è l’impatto della valutazione degli embrioni

Questa è forse la tecnologia più controversa della lista. La possibilità di selezionare embrioni in base a caratteristiche come l’intelligenza evoca scenari da eugenetica, con tutte le implicazioni etiche e sociali che ne conseguono. Il dibattito su dove tracciare il confine tra prevenzione delle malattie e selezione genetica è destinato a intensificarsi.

Cambiamento climatico ed energia

Batterie agli ioni di sodio

Le batterie agli ioni di sodio promettono di essere una valida alternativa alle batterie agli ioni di litio, che da decenni dominano il mercato dell’elettronica e dei veicoli elettrici. Il litio è però una materia prima scarsa, con un prezzo volatile.

Ecco perché l’industria si sta spingendo verso le batterie agli ioni di sodio, che funzionano in maniera analoga alle colleghe a litio: gli ioni si spostano tra due elettrodi per immagazzinare e rilasciare energia. A differenza del litio, il sodio è economico e abbondante.

Attualmente i costi delle due tecnologie sono comparabili, ma si prevede che le batterie al sodio diventeranno molto più convenienti con l’aumento della produzione su larga scala.

La Cina guida questa transizione. I colossi CATL e BYD hanno investito massicciamente nella tecnologia: CATL ha lanciato nel 2025 la linea di prodotti Naxtra e avviato la produzione industriale, mentre BYD sta costruendo un enorme stabilimento dedicato.

Qual è l’impatto delle batterie agli ioni di sodio

Le batterie agli ioni di sodio potrebbero rivoluzionare mobilità ed energia. Nel primo caso, le prime applicazioni su veicoli sono già realtà: nel 2024 JMEV ha iniziato a offrire la sua EV3 con batteria al sodio, mentre Yadea ha lanciato nel 2025 quattro modelli di scooter elettrici con questa tecnologia. Città come Shenzhen stanno sperimentando stazioni di ricarica dedicate.

Ma l’impatto più significativo potrebbe riguardare le reti elettriche. Lo stoccaggio dell’energia solare ed eolica è da sempre una sfida cruciale per la transizione energetica. Le batterie al sodio, grazie al basso costo, alla maggiore stabilità termica e alla lunga durata, rappresentano una soluzione ideale per l’accumulo su larga scala.

La startup statunitense Peak Energy sta già implementando sistemi di questo tipo. Se la tecnologia manterrà le promesse, potrebbe accelerare la decarbonizzazione rendendo lo stoccaggio di energia pulita più accessibile in tutto il mondo.

Nucleare di nuova generazione

Da decenni l’energia nucleare fornisce elettricità stabile e priva di emissioni di gas serra, ma i reattori tradizionali soffrono di un problema cronico: tempi di costruzione lunghissimi e costi che lievitano di miliardi. Una nuova generazione di tecnologie nucleari promette di cambiare le regole del gioco.

Il nucleare di nuova generazione è rappresentato da reattori più compatti, più semplici da costruire e che utilizzano materiali e sistemi di raffreddamento innovativi. Non esiste un modello unico: alcune aziende stanno sviluppando microreattori, capaci di produrre meno dello 0,1% dell’energia di un impianto convenzionale, ideali per alimentare comunità isolate o infrastrutture specifiche. Altre stanno sperimentando refrigeranti alternativi come il sale fuso o i metalli liquidi, che permettono di operare a pressioni molto più basse rispetto ai reattori tradizionali raffreddati ad acqua, aumentando la sicurezza.

Gli Stati Uniti hanno segnato una svolta nel 2024, quando Kairos Power ha ottenuto la prima approvazione per costruire Hermes 2, un reattore a sale fuso destinato alla produzione di energia elettrica. Altre aziende, come TerraPower e X-energy, potrebbero ricevere presto il via libera. Nel frattempo, la Cina sta emergendo come leader nei reattori veloci raffreddati a sodio, mentre la Russia sta costruendo un reattore raffreddato a piombo che potrebbe entrare in funzione entro la fine del decennio.

Qual è l’impatto del nucleare di nuova generazione

L’impatto potenziale è significativo. La domanda globale di elettricità sta crescendo rapidamente, trainata da veicoli elettrici, condizionatori e dai sempre più grandi data center per l’intelligenza artificiale. I nuovi reattori potrebbero offrire energia affidabile e a basse emissioni, contribuendo alla flessibilità e alla resilienza delle reti elettriche. La sfida principale resta la scalabilità: per fare davvero la differenza servirà costruire molti impianti in tutto il mondo, e farlo a costi competitivi. Resta anche il nodo della gestione delle scorie e dell’accettazione sociale, ancora molto bassa in diversi Paesi.

Spazio

Stazioni spaziali commerciali

Il “turismo spaziale” ha già mosso i primi passi. Il primo volo spaziale orbitale con a bordo solo cittadini privati risale al settembre 2021 (con la missione Inspiration 4 di SpaceX), mentre a luglio 2021 l’azienda Blue Origin di Jeff Bezos ha portato per la prima volta in maniera autonoma nello spazio dei civili paganti.

Il 2026 potrebbe vedere una nuova milestone. A maggio è infatti previsto il lancio di Haven-1, la prima stazione spaziale commerciale della storia, sviluppata dalla californiana Vast Space. Quattro persone per volta potranno vivere per 10 giorni all’interno della stazione, grande più o meno quanto un autobus, conducendo ricerche scientifiche e sperimentando la vita in microgravità.

È l’inizio di una transizione epocale: entro il 2031 la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) verrà infatti dismessa e fatta precipitare nell’oceano. Al suo posto, è prevista una nuova generazione di avamposti orbitali privati che apriranno lo spazio a un pubblico più ampio e anche meno danaroso.

Attualmente e per i primi tempi, infatti, i costi per visitatori sono dell’ordine di decine di milioni di dollari per volo. Ma la progressiva “commercializzazione dello spazio” potrebbe portare a prezzi più bassi.

Qual è l’impatto delle stazioni spaziali commerciali

Se il modello funzionerà, le stazioni commerciali potrebbero democratizzare l’accesso allo spazio per ricercatori, agenzie nazionali e persino aziende interessate alla produzione in microgravità.

Sul lungo periodo, queste stazioni potrebbero rappresentare il primo passo verso insediamenti permanenti sulla Luna e su Marte, un obiettivo dichiarato tanto dalla NASA quanto da imprenditori come Jeff Bezos e Elon Musk.

In conclusione

Quali di queste tecnologie finiranno nella lista dei flop e quali effettivamente avranno un impatto significativo nelle nostre vite? Difficile dirlo. Il fisico premio Nobel Niels Bohr d’altronde diceva: “È difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro”. Il rischio di sbagliare è elevato e aumenta quando le previsioni riguardano un ambito, come la tecnologia, che procede a velocità elevatissima.

Non per questo, però, l’esercizio di provare ad anticipare scenari futuri si deve considerare inutile. Future thinking, strategic foresight ed envisioning – cioè l’immaginare e il dare forma a futuri possibili – sono ad esempio metodologie molto diffuse nell’ambito del design. È l’approccio con cui realtà come l’Independent design company logotel aiutano le organizzazioni e i loro leader ad agire nel presente per sbloccare nuove opportunità e plasmare futuri migliorativi.

Una chiosa sull’utilità dell’elenco annuale compilato dalla MIT technology review arriva da Fabio Duarte, associate director e principal research scientist del MIT Senseable City Lab:

“Nonostante i flop nel corso degli anni, questa pratica annuale di fare previsioni audaci e talvolta rischiose ha il suo valore. La lista ci offre un’idea di quali innovazioni siano all’attenzione della comunità tecnologica in un determinato momento e riflette i valori economici, sociali e culturali che guidano ogni scelta. Quando rivisiteremo la lista del 2026 tra qualche anno, vedremo quali dei valori odierni avranno prevalso”.

In sintesi – F.A.Q.

Cosa sono le 10 Breakthrough Technologies del MIT? Le 10 Breakthrough Technologies sono un elenco annuale pubblicato dalla MIT Technology Review che identifica le innovazioni tecnologiche destinate ad avere il maggiore impatto sulla società. La lista viene compilata da 25 anni ed è considerata un punto di riferimento nel mondo dell’innovazione.

Quali sono le 10 tecnologie rivoluzionarie 2026? Le 10 tecnologie selezionate per il 2026 sono: coding generativo, compagni IA, interpretabilità meccanicistica, data center AI hyperscale, editing genetico di base, resurrezione genetica, valutazione degli embrioni, batterie agli ioni di sodio, nucleare di nuova generazione e stazioni spaziali commerciali.

Quali ambiti coprono le tecnologie rivoluzionarie 2026? Le tecnologie si distribuiscono in quattro ambiti principali: intelligenza artificiale (con quattro tecnologie), biotecnologia (tre tecnologie), energia e cambiamento climatico (due tecnologie) e spazio (una tecnologia).

Perché alcune tecnologie della lista sono considerate rischiose? Non tutte le innovazioni selezionate hanno un impatto esclusivamente positivo. Ad esempio, i compagni IA possono creare dipendenza emotiva, mentre la valutazione degli embrioni per predire l’intelligenza solleva questioni etiche legate all’eugenetica. Gli editor della MIT Technology Review includono deliberatamente anche tecnologie con potenziali conseguenze negative.

Le previsioni del MIT si sono sempre rivelate esatte? No. Nel corso dei 25 anni di pubblicazione, alcune tecnologie inserite nella lista si sono rivelate dei flop. Tuttavia, il valore dell’esercizio sta nel fotografare le priorità della comunità tecnologica e nel riflettere i valori economici, sociali e culturali di un dato momento storico.

Qual è l’impatto ambientale delle tecnologie AI? I data center AI hyperscale hanno un significativo impatto ambientale: consumano enormi quantità di elettricità e acqua per il raffreddamento. La sfida per il futuro sarà bilanciare la crescente domanda di potenza computazionale con gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

Quando sarà possibile soggiornare in una stazione spaziale commerciale? Secondo la MIT Technology Review, il 2026 potrebbe essere l’anno in cui i primi clienti paganti potranno soggiornare in strutture spaziali commerciali. Queste stazioni serviranno anche per missioni di ricerca scientifica.