Digital envisioning: tre scenari per il futuro del digitale

Come sarà il mondo digitale nel 2035? Il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano ha identificato 19 megatrend e tre possibili scenari futuri. Dalla “tecno sinfonia” allo stallo dell’innovazione, ecco cosa ci aspetta.

Un futuro da immaginare (e da costruire)

Come sarà, nel 2035, il futuro del digitale? Ci ritroveremo ad ascoltare una tecno sinfonia, in cui tutti i sistemi tecnologici saranno pienamente integrati e in armonia tra loro? O non saremo stati in grado di innovare, ritrovandoci in una fase di stallo, senza alcuna soluzione di continuità rispetto al presente?

Sono due degli scenari delineati dal Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano, che ha cristallizzato in una recente ricerca i megatrend che potranno influenzare il nostro rapporto con le tecnologie digitali e gli scenari in cui potremmo trovarci nel prossimo decennio.

Lo studio del Centro di ricerca del Polimi non offre certezze: come recita un proverbio danese citato anche dal fisico premio Nobel Niels Bohr, “è difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro”. Ma se prevedere è complicato, prepararsi è indispensabile: in un contesto di accelerazione tecnologica senza precedenti, la capacità di anticipare le traiettorie evolutive della trasformazione digitale non è più un esercizio speculativo, ma una necessità strategica per imprese e istituzioni.

In sintesi

Il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano ha identificato 19 megatrend e tre scenari per il futuro del digitale al 2035. Il primo scenario, Digital Drift, prevede stallo e continuità con il presente. Il secondo, Fragmented Sovereignty, descrive un mondo di ecosistemi digitali sovrani ma frammentati su base geopolitica. Il terzo, Techno Symphony, rappresenta la piena integrazione tra AI pervasiva, infrastrutture interoperabili e web decentralizzato.

Cos’è l’envisioning

Prima di entrare nel merito della ricerca, vale la pena soffermarsi su un concetto che ne è il cuore metodologico: l’envisioning.

L’envisioning è un processo strutturato di immaginazione del futuro. Non si tratta di previsione in senso stretto – non cerca di “indovinare” cosa accadrà –, ma di costruire visioni plausibili di come il futuro potrebbe configurarsi, a partire dall’osservazione rigorosa dei segnali di cambiamento visibili nel presente. In questo senso, l’envisioning lavora su scenari: costruzioni narrative coerenti che descrivono futuri possibili, non certi, e che servono a orientare le decisioni di oggi.

È un approccio che ha radici profonde nel mondo del design, dove la capacità di prefigurare qualcosa che ancora non esiste è una competenza fondamentale. L’envisioning è uno strumento prezioso per progettare esperienze e soluzioni che rispondano non solo ai bisogni attuali, ma anche a quelli emergenti, immaginando e dando forma a futuri possibili e migliorativi.

Un esempio è ciò che fa l’Independent design company logotel, che esplora i bisogni emergenti, studia idee alternative e modella scenari per il business e la società attraverso la progettazione di visione strategica e cultura organizzativa, usando il proprio metodo di Impact Design per immaginare, esplorare e prototipare opportunità trasformandole in servizi, esperienze e piattaforme su diverse scale.

Il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano porta questa pratica nel campo dell’innovazione digitale, incrociando la rigorosità della ricerca accademica con un metodo partecipativo che coinvolge decine di esperti di dominio.

La metodologia della ricerca

Il Center for Digital Envisioning (C4DE) è un centro di competenza nato all’interno degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. Il suo obiettivo è identificare scenari futuri abilitati dalle tecnologie digitali, anticipando opportunità e rischi nel medio e lungo periodo.

Per il suo primo anno di attività, il centro ha condotto un processo di ricerca articolato in più fasi, che ha coinvolto i 12 Osservatori tecnologici del gruppo (dall’Artificial Intelligence al Quantum Computing, dalla Cybersecurity alla Space Economy), oltre 60 ricercatori e più di 100 esperti di settore, interni ed esterni al gruppo di ricerca.

Il percorso si è sviluppato in tre fasi principali. Nella prima, il centro ha affiancato i singoli Osservatori nella raccolta e nell’analisi di segnali di cambiamento provenienti da fonti diverse: news, startup, dinamiche di mercato, letteratura scientifica, brevetti tecnologici e casi d’uso. Da questa fase sono emersi 642 trend evolutivi verticali – di matrice tecnologica, aziendale, sociale e politica – raggruppati poi in 118 megatrend verticali per tecnologia.

Nella seconda fase, un’analisi trasversale ha mappato 108 legami strutturali tra i diversi ambiti tecnologici, portando all’identificazione dei 19 megatrend futuri del digitale.

A questi risultati si è aggiunta una terza fase di arricchimento, in cui il C4DE ha analizzato 925 segnali provenienti da fonti di intelligence proprietarie: 396 operazioni di merge and acquisition (M&A) realizzate tra il 2021 e il 2025 dai principali attori del settore digitale (secondo la classifica Global 2000 di Forbes), 279 startup finanziate in fase early stage tra agosto e ottobre 2025, e 250 news afferenti agli ambiti PESTEL (politico, economico, sociale, tecnologico, ambientale, legale). Ogni segnale è stato classificato come convergente o divergente rispetto ai singoli megatrend, cioè in grado di accelerarne o rallentarne la dinamica.

I 19 megatrend che plasmeranno il futuro del digitale

I 19 megatrend identificati dalla ricerca sono organizzati su quattro livelli, ciascuno dei quali rappresenta uno strato dell’ecosistema digitale.

Infrastructure and Device: le fondamenta fisiche

Il primo livello riguarda le infrastrutture fisiche e tecnologiche che costituiscono il substrato dell’intero ecosistema digitale. Qui si gioca la partita della sovranità tecnologica, della scalabilità e della sostenibilità.

I cinque megatrend di questo livello sono:

  • Critical computing, la transizione della computazione da servizio commoditizzato a infrastruttura critica nazionale, con data center strategici e quantum computing all’orizzonte;
  • Next-gen connectivity, l’evoluzione verso reti convergenti e ubique, con l’integrazione tra connettività terrestre e satellitare;
  • Adaptive sourcing for digital, la tensione tra crescita esponenziale della domanda di servizi digitali e sostenibilità ambientale delle infrastrutture fisiche;
  • Microrevolution, la miniaturizzazione spinta che rende la tecnologia pervasiva e invisibile attraverso robotica umanoide, wearable e smart device;
  • Transformative new materials, l’accelerazione nella scoperta di nuovi materiali avanzati che abilitano prestazioni inedite e una simbiosi crescente tra dispositivi e corpo umano.

Data Management: i dati come asset strategico

Il secondo livello riguarda la gestione, la valorizzazione e la governance dei dati: il passaggio da logiche di accumulo passivo a modelli di arricchimento attivo.

I tre megatrend sono:

  • Enriched data, l’evoluzione da grandi volumi di dati grezzi verso dati arricchiti, modellati e simulabili attraverso digital twin e sensoristica avanzata;
  • Open data interoperability, la transizione da architetture a silos verso ecosistemi interoperabili e data space federati;
  • Conscious data ownership, il passaggio da una governance centralizzata del dato verso un ecosistema user-centric in cui chi genera i dati ne mantiene il controllo.

Application and services: chi costruisce e come

Il terzo livello cattura l’evoluzione dei modelli di progettazione e delivery dei servizi digitali.

Anche qui i megatrend sono tre:

  • Application modularity & marketplace, la trasformazione dell’utente da fruitore passivo a progettista attivo dei propri strumenti digitali;
  • Collaborative web, la transizione verso un web decentralizzato, collaborativo e partecipativo dove gli utenti diventano co-creatori e proprietari di contenuti e asset digitali;
  • Autonomous machines, il passaggio da macchine esecutrici a sistemi autonomi capaci di coordinamento e decisione indipendente.

Front-end: l’interfaccia tra umano e digitale

Il quarto livello mappa l’evoluzione delle interfacce tra mondo digitale e dimensione umana.

I due megatrend sono:

  • Processless UX, l’evoluzione da workflow rigidi a esperienze fluide guidate dall’intento dell’utente, con l’AI che orchestra i processi in background;
  • Invisible human-tech interaction, la transizione verso interfacce invisibili in cui la tecnologia anticipa le intenzioni senza richiedere interazione esplicita.

Cross-sectional: le dinamiche trasversali

Infine, sei megatrend trasversali permeano tutti i livelli dell’ecosistema:

  • Systemic cybersecurity & dual use, l’evoluzione della sicurezza digitale da presidio aziendale ad asset geopolitico (con la crescente importanza della geopolitica digitale);
  • Digital Tech Sustainability, il passaggio della sostenibilità da obbligo normativo a motore di trasformazione;
  • Post-Human Intelligence, lo spostamento progressivo del paradigma cognitivo dall’uomo ai sistemi intelligenti;
  • Next Tech Players, la potenziale ridefinizione dell’arena competitiva con l’ingresso di nuovi attori;
  • AI for Tech Development, l’evoluzione dell’AI da tecnologia di supporto a meta-tecnologia che guida l’innovazione stessa;
  • New Digital Governance, la tensione tra distribuzione della potenza elaborativa e ricentralizzazione strategica dell’intelligenza.

I sei megatrend più importanti

Tra i 19 megatrend, il Center for Digital Envisioning ne ha selezionati sei che assumono particolare rilevanza per profondità d’impatto, ampiezza della trasformazione e accelerazione nelle loro traiettorie di sviluppo. Eccoli di seguito.

1. Critical Computing

Il computing sta diventando un’infrastruttura strategica nazionale. La competizione non è più solo economica ma geopolitica: dalla produzione di chip alla localizzazione dei data center, il controllo della catena del valore computazionale è diventato un asset di potere.

Le Big Tech investono massicciamente nell’integrazione verticale mentre l’Europa cerca spazi di sovranità (Digital sovereignty e AI  sovereignty) con iniziative come il Cloud and AI Development Act e le AI Factories. Il quantum computing potrebbe rappresentare l’elemento di discontinuità, con aziende native come l’italiana Ephos e la finlandese IQM che attraggono finanziamenti significativi.

2. Enriched Data

Il mondo diventa sempre più “datificato”. La sensoristica IoT, i dispositivi connessi e l’AI generano flussi continui di informazioni tra mondo fisico e digitale. La grande sfida è passare dall’accumulo alla valorizzazione: i gemelli digitali (digital twin) si diffondono nei settori verticali (Siemens e Nvidia hanno presentato una piattaforma per le fabbriche del futuro), mentre architetture distribuite basate su blockchain abilitano nuovi modelli di monetizzazione del dato.

Tuttavia, segnali divergenti frenano la traiettoria: il progetto europeo Gaia-X fatica ad attrarre adesioni concrete, Meta ha disinvestito dalla realtà aumentata, e le normative europee sulla protezione dei dati generano attriti sull’interoperabilità.

3. Collaborative Web

Il web del futuro potrebbe essere decentralizzato, collaborativo e immersivo: un ecosistema in cui gli utenti sono co-creatori e proprietari dei propri asset digitali, grazie a identità self-sovereign, blockchain e smart contract. Google ha integrato piattaforme di prediction market basate su blockchain come Polymarket e Kalshi, mentre startup come Farcaster propongono social network decentralizzati che restituiscono agli utenti il controllo sui propri dati. Tuttavia, il megatrend è ancora a un grado di realizzazione basso: i segnali convergenti sono pochi e la tensione strutturale tra decentralizzazione applicativa e infrastruttura centralizzata (cloud, AI, data center) resta irrisolta.

4. Invisible Human-Tech Interaction

L’interazione tra uomo e tecnologia si sta trasformando in una presenza costante e integrata: Amazon ha acquisito Bluush per offrire assistenti intelligenti indossabili (wearable), Meta ha acquisito WaveForms AI per rilevare sfumature emotive nella voce, OpenAI lavora a dispositivi post-smartphone con agenti AI proattivi, e Apple collabora con Synchron per un’interfaccia cervello-computer.

Ma la regolamentazione si muove nella direzione opposta: l’AI Act europeo classifica come ad alto rischio i sistemi che influenzano decisioni significative, esigendo trasparenza e diritto alla spiegazione. A questo si aggiunge la diffidenza degli utenti, alimentata da scandali come le registrazioni non autorizzate di Amazon Alexa.

5. Post-Human Intelligence

L’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento di supporto: sta diventando un paradigma cognitivo di riferimento. Il percorso prevede tre stadi: l’AI come partner integrato, come partner indispensabile e infine come gestore autonomo dei processi. AWS ha lanciato un marketplace di agenti AI, HP ha acquisito Humane per integrare l’intelligenza direttamente nei dispositivi, e startup come Synthetic Society creano agenti sintetici che eseguono test software autonomamente.

Ma il paradosso strutturale è evidente: l’automazione cognitiva dipende dalla continua produzione umana di conoscenza originale. Chi produrrà contenuti di qualità quando il lavoro cognitivo umano sarà progressivamente sostituito?

6. Next Tech Players

Tecnologie di frontiera, standard aperti e modelli open-source potrebbero abbassare le barriere d’ingresso al mercato e consentire l’emergere di nuovi attori nel panorama Tech. D’altro canto, le Big Tech consolidano il proprio dominio attraverso acquisizioni aggressive, integrazione verticale e investimenti monumentali: Apple ha annunciato 500 miliardi di dollari di investimenti, Amazon si espande nei servizi finanziari, Google sviluppa chip proprietari in concorrenza diretta con Nvidia. Le barriere tecnologiche restano elevate, ma startup come Proxima Fusion (222 milioni di finanziamento per centrali a fusione nucleare) segnalano che l’innovazione radicale può ancora emergere fuori dall’ecosistema consolidato.

Futuro del digitale: tre scenari per il 2035

Combinando le possibili evoluzioni dei sei megatrend principali, il Center for Digital Envisioning ha delineato tre scenari plausibili per il futuro del digitale nel 2035. È il cuore della ricerca: non si tratta di previsioni, ma di costruzioni narrative che aiutano a orientare le scelte strategiche del presente.

Scenario 1 – Digital Drift: inerzia digitale e stallo dell’innovazione

Il primo scenario rappresenta la sostanziale continuità con il presente. L’infrastruttura computazionale evolve in modo frammentato e disomogeneo, guidata da opportunità contingenti più che da una pianificazione strategica. I data center si moltiplicano senza governance coerente, il quantum computing resta confinato nei laboratori. I dati raccolti da sensori e IoT restano largamente sottoutilizzati, i gemelli digitali rimangono circoscritti a sperimentazioni verticali, la monetizzazione dei dati procede senza visione unitaria.

Il web mantiene la sua struttura centralizzata dominata da poche piattaforme, le tecnologie di decentralizzazione restano marginali, le identità self-sovereign non decollano. Le interfacce richiedono ancora interazione consapevole, l’AI migliora la produttività ma non sostituisce l’utente, le competenze tradizionali restano centrali. Il mercato è controllato dai soliti hyperscaler, le barriere all’ingresso restano invalicabili.

Il risultato? Un 2035 sostanzialmente analogo al 2025: un ecosistema digitale funzionante ma fragile, inefficiente, dipendente da pochi attori, scarsamente innovativo e limitato nella capacità di distribuire i benefici tecnologici.

Scenario 2 – Fragmented Sovereignty: ecosistemi sovrani tra protezionismo e discontinuità

Il secondo scenario è segnato da investimenti governativi massicci in sovranità computazionale e data governance, accompagnati però da una forte frammentazione geopolitica. I data center diventano infrastrutture critiche nazionali, il cloud evolve verso architetture ibride sovrane, il quantum computing progredisce significativamente grazie a ingenti investimenti pubblici.

I sistemi intelligenti monitorano flussi dati in tempo reale, i gemelli digitali si diffondono nei settori strategici – energia, sanità, difesa, manifattura – ma la data economy cresce solo entro confini regionali. Il web resta centralizzato, dominato da piattaforme nazionali o regionali protezioniste. La blockchain è marginalizzata per resistenze normative. L’AI progredisce sotto vincoli stringenti ispirati all’AI Act europeo, con architetture human-in-the-loop privilegiate.

Emergono nuovi player tecnologici, ma restano campioni regionali senza scala globale. Il risultato è un mondo efficiente a livello locale ma diviso in isole digitali: macro-aree come Unione Europea, Stati Uniti e Cina sviluppano ecosistemi avanzati ma mutuamente incompatibili, duplicando sforzi e alimentando tensioni geopolitiche.

Scenario 3 – Techno Symphony: AI pervasiva, infrastrutture sovrane e sistemi immersivi in perfetta armonia

Il terzo scenario rappresenta la massima discontinuità trasformativa. L’infrastruttura computazionale diventa un asset strategico globale basato su data center modulari, distribuiti e interconnessi, con cloud sovrano ma interoperabile e governance integrata su standard condivisi. Il quantum computing raggiunge l’industrializzazione grazie alla cooperazione internazionale.

I sistemi intelligenti monitorano continuamente flussi dati in tempo reale, i gemelli digitali permeano settori critici abilitando simulazioni e ottimizzazioni dinamiche. Il web si trasforma in un ecosistema genuinamente decentralizzato e immersivo dove gli utenti partecipano come co-creatori con identità self-sovereign. Le interazioni machine-to-machine diventano naturali e discrete, le neurotech abilitano interfacce che interpretano le intenzioni senza interazione fisica, l’AI si afferma come paradigma cognitivo di riferimento con agenti autonomi che orchestrano processi end-to-end.

Le barriere di accesso al mercato tecnologico si abbattono grazie a standard aperti e modelli open-source, ogni organizzazione può competere come tech company. Il risultato è una “tecno sinfonia”: un 2035 di abbondanza computazionale sostenibile, che solleva però nuove sfide etiche fondamentali, come la dipendenza sistemica dalle tecnologie autonome, il controllo umano in un mondo di intelligenza distribuita e il rischio di marginalizzazione del contributo cognitivo delle persone.

In conclusione

Il futuro non è scritto, diceva Joe Strummer, leader dei Clash. Ma è nel presente che si può – e si deve – iniziare a scriverlo, soprattutto quando ci si trova nel mezzo di cambiamenti così rapidi e dirompenti come quelli che stiamo vivendo.

La ricerca del Center for Digital Envisioning non pretende di dirci cosa accadrà. Ci offre qualcosa di più utile: un quadro strutturato per capire cosa potrebbe accadere e, soprattutto, per agire di conseguenza. Perché se è vero che il futuro è incerto, è altrettanto vero che le decisioni assunte oggi – da imprese, governi e individui – sul fronte del digitale determineranno la competitività industriale, la sovranità tecnologica e le disuguaglianze sociali dei prossimi anni.

Come sottolineano i responsabili scientifici della ricerca, Luca Gastaldi e Alessandro Perego, il mandato è chiaro: trasformare l’incertezza in potere decisionale. Non essere spettatori passivi del futuro, ma agenti attivi del cambiamento. E per farlo, serve ciò che l’envisioning insegna: osservare con rigore, immaginare con coraggio, agire con consapevolezza.

Domande frequenti (F.A.Q.) sul futuro del digitale

Quali sono i megatrend del digitale per il 2035?

Il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano ha identificato 19 megatrend organizzati su quattro livelli: infrastrutture e device, gestione dei dati, applicazioni e servizi, front-end. Tra i più rilevanti: Critical Computing, Enriched Data, Collaborative Web, Invisible Human-Tech Interaction, Post-Human Intelligence e Next Tech Players.

Quali sono i tre scenari per il futuro del digitale al 2035?

I tre scenari ipotizzati sono Digital Drift (stallo e continuità con il presente), Fragmented Sovereignty (ecosistemi digitali sovrani ma frammentati per blocchi geopolitici) e Techno Symphony (piena integrazione tra AI pervasiva, infrastrutture interoperabili e web decentralizzato).

Cos’è il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano?

Il Center for Digital Envisioning (C4DE) è un centro di competenza degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano. Ha l’obiettivo di identificare scenari futuri abilitati dalle tecnologie digitali, anticipando opportunità e rischi nel medio e lungo periodo attraverso l’analisi di segnali di cambiamento, operazioni di M&A, startup e trend di settore.

Cos’è l’envisioning nel contesto della trasformazione digitale?

L’envisioning è un processo strutturato di immaginazione del futuro che costruisce scenari plausibili a partire dall’osservazione rigorosa dei segnali di cambiamento visibili nel presente. Non cerca di “indovinare” cosa accadrà, ma di orientare le decisioni strategiche di imprese e istituzioni attraverso visioni fondate su evidenze concrete.

Cosa significa Post-Human Intelligence?**

Post-Human Intelligence è un megatrend che descrive lo spostamento progressivo del paradigma cognitivo dall’uomo ai sistemi intelligenti. Prevede tre stadi evolutivi: l’AI come partner integrato nelle attività quotidiane, l’AI come partner indispensabile con delega di intere attività, e infine l’AI come gestore autonomo di processi complessi senza supervisione umana.