Il ruolo delle community aziendali per costruire engagement e senso di appartenenza: il caso Lodestar

L’Head of HR di Lodestar, Eleonora Galli, racconta come un approccio people & community centred ha trasformato la cultura di un ecosistema IT distribuito, superando i silos e attivando collaborazione trasversale tra i 500 professionisti del Gruppo.

In sintesi. Lodestar è un ecosistema di 12 aziende IT e circa 500 persone nato nel 2022. La principale sfida organizzativa del Gruppo era evitare che le competenze rimanessero frammentate all’interno delle singole realtà e costruire un senso di appartenenza condiviso. Per rispondere a questi bisogni, Lodestar ha sviluppato il Solution Hub Program in collaborazione con logotel: un percorso basato su ascolto, co-progettazione e community of practice, con l’obiettivo di far circolare conoscenza, attivare collaborazione trasversale e trasformare le competenze esistenti in valore condiviso di Gruppo. Il programma prevede il lancio di 10 community tematiche (Solution Hub) aperte a tutti i professionisti del Gruppo, indipendentemente dall’azienda o dalla sede di appartenenza.

Eleonora Galli è Head of HR di Lodestar, ecosistema di aziende specializzate in trasformazione digitale e Microsoft Solution Partner che fornisce soluzioni end-to-end in materia di cloud e sicurezza informatica, infrastrutture, modern workplace, analisi dei dati e sviluppo di software aziendali.

Professionista HR con oltre 20 anni di esperienza nel supportare la crescita organizzativa attraverso strategie efficaci di sviluppo dei talenti e di engagement, Eleonora è stata parte integrante del percorso di crescita del Gruppo: dopo varie acquisizioni, Lodestar è diventato un ecosistema dinamico che integra aziende con diverse specializzazioni in area IT, unite da un obiettivo comune: promuovere la crescita e il successo delle imprese supportandole nella trasformazione digitale.

Insieme alla Independent design company logotel, Lodestar ha dato vita al Solution Hub Program, un percorso per costruire community che creano connessioni tra le persone del Gruppo, condividono conoscenza e trasformano le idee in valore concreto e condiviso. In questa intervista approfondiamo i bisogni che hanno ispirato il progetto e i benefici generati da un approccio people & community centred.

Competenze distribuite, identità multiple: le sfide di un ecosistema IT

D. Lodestar può essere definita come un’organizzazione distribuita: un unico gruppo, circa 500 professionisti distribuiti in 12 aziende specializzate. Vi definite “un ecosistema dinamico”. Quali sono le principali sfide organizzative legate a questa particolare natura societaria?

Lodestar nasce nel 2022 dall’incontro di aziende già presenti sul mercato da diversi anni e questo è un elemento fondamentale per noi. Non nasciamo da zero: partiamo da storie importanti, competenze mature e modi di lavorare consolidati e di successo.

È un grande punto di forza, ma porta con sé alcune sfide specifiche.

La prima è evitare che le competenze restino “chiuse” dentro i perimetri delle singole aziende o delle singole sedi. Quando lavori in un contesto composto da realtà con specializzazioni forti, il rischio è che il valore rimanga frammentato invece di diventare patrimonio comune del Gruppo.

La seconda sfida è costruire un senso di appartenenza che tenga insieme le persone senza annullarne le identità. Con circa 500 professionisti distribuiti in più aziende e sedi sul territorio, la domanda è sempre la stessa: come facciamo a far sentire tutti parte di qualcosa di più grande?

La sfida più profonda, in definitiva, è stata culturale: creare un ambiente in cui persone con storie, competenze e approcci lavorativi diversi potessero collaborare davvero e generare innovazione insieme.

Community of practice e co-progettazione: i pilastri del Solution Hub Program

D. Il Solution Hub Program, realizzato con la collaborazione di logotel, nasce per rispondere a queste sfide. Qual è la visione che ha ispirato il progetto e quali sono i punti di forza che generano maggiore impatto?

Il Solution Hub Program nasce da una visione molto chiara: portare le persone di Lodestar oltre la dimensione della singola sede o della singola società, verso una collaborazione autentica a livello di Gruppo.

Volevamo che tutti si sentissero davvero parte di un unico team. Per questo abbiamo puntato a costruire un ecosistema dinamico in cui la condivisione diventasse naturale e parte integrante della cultura, abitato da persone che collaborassero davvero e vivessero l’azienda come un luogo di scambio e di apprendimento, non solo di esecuzione.

Tra i punti di forza del programma, il primo è aver messo le persone al centro. Le Solution Hub sono community of practice orientate alla crescita e alla collaborazione.

L’altro elemento decisivo è stata la collaborazione con logotel, che ci ha fornito un metodo. Siamo partiti dall’ascolto dei bisogni dei nostri professionisti, in un momento di forte cambiamento organizzativo, e abbiamo co-creato il progetto insieme, lavorando sulla co-progettazione e costruendo strumenti e rituali condivisi.

Non abbiamo imposto il cambiamento: abbiamo coinvolto le persone nel cambiamento. Ed era essenziale, perché le Solution Hub devono essere spazi utili, sostenibili nel tempo e orientati alla crescita di chi li abita.

Dalle domande alla partecipazione: come le persone hanno vissuto il cambiamento

D. Come hanno reagito le persone quando è stato presentato il progetto? C’era scetticismo iniziale, o la risposta è stata subito positiva?

Direi che è stato tutto molto naturale. Come Gruppo eravamo all’inizio del nostro percorso, in un momento di cambiamento organizzativo profondo. Più che vero scetticismo, i colleghi avevano molte domande e non sempre vedevano le risposte: volevano capire dove stavamo andando, cosa stavamo facendo e cosa stavamo immaginando di costruire come Gruppo.

È normale, in momenti come questi, che non ci siano tutte le certezze ed è proprio per questo che siamo partiti dall’ascolto. Abbiamo coinvolto le nostre persone attraverso workshop, incontri in presenza e una survey, chiedendo come si sentivano, quali erano i bisogni e quali le domande che emergevano.

Questo ci ha restituito una fotografia chiara del punto di partenza e, soprattutto, di ciò che serviva per accompagnare e coinvolgere le persone nel cambiamento invece di farglielo subire.

Abbiamo lavorato con trasparenza, allineando costantemente il Gruppo sulle fasi del percorso. Questo approccio ha generato curiosità, poi connessioni, networking e una partecipazione sempre più attiva. I professionisti hanno iniziato a vedere che le Solution Hub funzionavano davvero, che avevano un senso e un’utilità concreti per la loro crescita.

Oggi vediamo persone che collaborano su progetti che non appartengono più a una singola unità, ma al Gruppo. È significativo osservare questo passaggio: dalle domande iniziali – “dove stiamo andando?” – alla risposta spontanea: “ok, ho capito… e ci vengo anch’io”.

Per noi era fondamentale che le persone capissero che non si trattava solo di un progetto, ma della nostra cultura, del nostro modo di lavorare e generare valore.

Ascolto come metodo: cosa è emerso dai workshop e dai focus group

D. I diversi momenti del percorso – interviste, focus group, workshop, sessioni di co-creazione – sono serviti per trasferire il senso di un approccio people & community centred. Quale di questi momenti ha generato le dinamiche più inaspettate o significative?

I momenti di ascolto sono stati fondamentali perché ci hanno restituito una fotografia molto chiara di come i professionisti stavano vivendo quella fase.

Abbiamo lavorato su più livelli: conversazioni, focus group, workshop e momenti strutturati di confronto, per raccogliere visioni, bisogni e aspettative.

La cosa più importante che è emersa è stata questa: le persone non chiedevano nuove iniziative, ma spazi e rituali per collaborare meglio, per trovare competenze, per scambiare conoscenza in modo semplice.

Questo ha confermato un’intuizione che avevamo già: il bisogno non era creare qualcosa di nuovo, ma mettere in circolo ciò che già esisteva. Le competenze c’erano, le energie anche. Mancavano gli spazi e le modalità per farle incontrare.

L’ascolto, quindi, non è stato solo un momento preparatorio: è stato la base su cui abbiamo costruito tutto il percorso.

Quando costruisci insieme, ti senti parte: l’impatto della co-creazione

D. I momenti di co-progettazione hanno già attivato qualcosa nelle persone del Gruppo in termini di senso di appartenenza e ingaggio?

Sì, credo che abbiano già attivato qualcosa di concreto. Non solo perché le persone hanno partecipato, ma perché hanno costruito. E quando costruisci qualcosa insieme, ti senti parte di qualcosa.

Il momento più significativo è stato quello della co-creazione. È stato sorprendente vedere la velocità con cui è successo qualcosa di speciale: mettere insieme professionisti di aziende diverse, con competenze differenti, ha fatto emergere subito una grande ricchezza di punti di vista. Nel confronto, le persone hanno iniziato a raccontarsi, a condividere nuovi approcci e competenze.

A un certo punto è diventato evidente che il valore non stava nella singola risposta o nella singola tecnologia, ma nel dialogo tra competenze. Quando esperienze e tecnologie hanno iniziato a parlarsi, sono nate soluzioni più complete e più innovative.

In parallelo è cresciuto il senso di appartenenza. I professionisti si sono sentiti parte di qualcosa di più grande e hanno percepito che il loro contributo aveva valore reale.

È la conferma che, quando crei spazi di collaborazione autentica, l’ingaggio nasce in modo naturale. E che un approccio people centred non è solo un metodo, ma un modo concreto di lavorare che genera benefici per tutti.

D. Quali sono le sue aspettative rispetto alle 10 community che saranno lanciate? E cosa spera che le persone di Lodestar trovino in questi spazi?

Mi auguro che le community diventino prima di tutto spazi concreti di innovazione: utili per orientarsi, per sapere dove trovare competenze e contenuti affidabili; utili per lo scambio quotidiano – domande, tips & tricks, confronto tra pari. E, soprattutto, utili per creare opportunità di incontro tra persone che lavorano in aree geografiche diverse ma si occupano degli stessi temi.

La cosa più importante, per me, è che chi entra in una Solution Hub senta che il proprio contributo conta. Che quello che porta può essere utile ad altri e generare valore condiviso.

Quando una community funziona davvero, il contributo di uno diventa il vantaggio di molti. E questa è la parte più importante: non è un progetto che si chiude con il lancio. È un percorso che continua e consolida una cultura condivisa basata sulla collaborazione.

Le Solution Hub non sono un obiettivo futuro: sono già un pezzo del nostro modo di lavorare.

F.A.Q.

Cos’è il Solution Hub Program di Lodestar? È un programma di community of practice sviluppato da Lodestar in partnership con logotel per connettere i professionisti del Gruppo, favorire la condivisione di conoscenza e costruire un senso di appartenenza trasversale alle 12 aziende dell’ecosistema.

Qual era la sfida organizzativa che ha portato al progetto? Lodestar è un’organizzazione distribuita: circa 500 persone in 12 aziende specializzate. La principale difficoltà era evitare che le competenze restassero “chiuse” dentro i perimetri delle singole realtà, trasformandole invece in patrimonio comune del Gruppo, senza annullare le identità aziendali esistenti.

Come è stato progettato il percorso? Il percorso è stato costruito a partire dall’ascolto: workshop, focus group, survey e incontri in presenza hanno permesso di raccogliere bisogni e aspettative dei professionisti. Questa fase ha orientato la co-progettazione delle Solution Hub, garantendo che rispondessero a bisogni reali e non a logiche calate dall’alto.

Quali sono i benefici già visibili del programma? I professionisti di aziende diverse hanno iniziato a collaborare su progetti trasversali. Sono nate connessioni inedite tra competenze che prima non si incontravano, e il senso di appartenenza al Gruppo è cresciuto in modo organico, come effetto naturale della costruzione condivisa.

Quante community saranno lanciate e con quale obiettivo? Il programma prevede il lancio di 10 Solution Hub tematiche. L’obiettivo è offrire spazi concreti per orientarsi, scambiare competenze, trovare risposte e collaborare con colleghi che lavorano sugli stessi temi, indipendentemente dalla sede o dall’azienda di riferimento.

Quale ruolo ha avuto logotel nel progetto? Logotel ha fornito il metodo: ha supportato Lodestar nella fase di ascolto, nella co-progettazione e nella definizione di strumenti e rituali condivisi per le community. L’approccio people & community centred di logotel ha guidato l’intero percorso, dal punto di partenza alla costruzione delle Solution Hub.