Silvia Tracchi è Corporate Marketing, Communication and Events Director di Università Bocconi. In questa intervista approfondisce il progetto sPark of Change, l’exhibition inaugurata il 6 febbraio, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, che trasforma la ricerca accademica di Bocconi sull’impatto economico, sociale e ambientale delle Olimpiadi e Paralimpiadi in un’esperienza aperta, gratuita e accessibile a tutta la città.
sPark of Change è un percorso interattivo nel cuore del campus Bocconi di via Gobbi a Milano progettato con l’Independent design company logotel – che ha sviluppato il concept e l’experience design –, il Prisma e l’artista visuale Carlo Cossignani per l’installazione, e Monogrid per le componenti digitali e la realtà aumentata. L’exhibition fa parte di Research in Motion, il progetto finanziato da Regione Lombardia nell’ambito della Cultural Olympiad di Milano Cortina 2026.
Abbiamo chiesto a Silvia Tracchi di tracciare un primo bilancio di sPark of Change, evidenziarne le caratteristiche distintive e raccontare anche come il progetto proseguirà nei prossimi mesi.
In sintesi – sPark of Change è l’exhibition interattiva inaugurata il 6 febbraio 2026 nel campus Bocconi di via Gobbi a Milano, nell’ambito della Cultural Olympiad di Milano Cortina 2026. Il progetto – sviluppato con logotel per il concept e l’experience design, il Prisma e Carlo Cossignani per l’installazione, e Monogrid per le componenti digitali –, traduce la ricerca accademica di Università Bocconi sull’impatto economico, sociale e ambientale delle Olimpiadi in un percorso aperto e gratuito per studenti, cittadini e visitatori. In questa intervista, Silvia Tracchi, Corporate Marketing, Communication and Events Director di Bocconi, ne traccia il bilancio e anticipa i prossimi sviluppi: power walk con la Wellness Foundation, il ciclo “Storie di sport” con Egea, e tour guidati con la Biblioteca Bocconi.
Una missione riuscita: la scintilla del cambiamento
D. I Giochi Olimpici e Paralimpici passano. Ma gli impatti e i cambiamenti che generano in una città e in un territorio restano. sPark of change mi sembra abbia proprio questa missione: fare in modo che la scintilla del cambiamento generato brilli e sia ben visibile nelle persone, anche oltre la durata e le emozioni di un evento così importante. Possiamo considerarla una missione riuscita?
Direi di sì, e non per una ragione celebrativa. sPark of Change è riuscita a spostare il baricentro del racconto olimpico: non solo medaglie e spettacolo, ma impatto economico, trasformazioni urbane, inclusione, benessere, legacy. Abbiamo visto studenti, cittadini, visitatori fermarsi, leggere, discutere, tornare con altre persone. Quando un progetto genera conversazioni e domande, significa che la scintilla sta funzionando. I Giochi passano, ma il cambiamento resta se diventa consapevolezza condivisa. Questo è l’obiettivo che ci eravamo dati.
D. Cosa rende sPark of Change diversa dalle iniziative di comunicazione tradizionali legate a un grande evento come le Olimpiadi?
La differenza sta nell’approccio. Non è una campagna celebrativa né un’operazione di branding. È un progetto di divulgazione basato su ricerca scientifica, tradotta in un’esperienza accessibile. Non raccontiamo “quanto sono belli i Giochi”, ma cosa producono davvero in termini di impatto economico, sociale, culturale. E lo facciamo con dati, studi, evidenze, mettendo l’università al centro del dibattito pubblico con il suo ruolo naturale: analizzare, interpretare, rendere comprensibile la complessità.
Terza missione: quando la conoscenza deve circolare
D. Un percorso aperto e gratuito nel cuore del campus Bocconi, a disposizione di chiunque passi. Perché era importante che sPark of Change fosse accessibile non solo agli studenti o agli addetti ai lavori, ma alla città intera e a tutti i visitatori?
Perché un’università come Bocconi non è una cittadella chiusa. È parte della città e ha una responsabilità pubblica. Se parliamo di impatti che riguardano Milano, la Lombardia, il Paese, non possiamo limitarci a un pubblico interno. Rendere sPark of Change aperta e gratuita significa riconoscere che la conoscenza prodotta qui deve circolare. Il campus diventa uno spazio di attraversamento, non solo fisico ma culturale.
D. Un’università produce ricerca e conoscenza. Ma comunicarla è un atto diverso e altrettanto necessario. Come si inserisce sPark of Change nella missione pubblica di Bocconi verso la città e la società?
Produrre ricerca è il nostro mestiere. Ma se la ricerca resta confinata nei paper, non genera cambiamento. sPark of Change è un esempio concreto di terza missione: tradurre contenuti accademici in un linguaggio che chiunque possa comprendere, senza banalizzarli. È un modo per dire che l’università non osserva i fenomeni dall’esterno, ma contribuisce a interpretarli e a discuterli insieme alla società.
Il design come strumento di comprensione
D. La ricerca sull’impatto economico e sociale dello sport è per sua natura complessa. Come il design ha aiutato a tradurla in qualcosa che chiunque può capire, esplorare e sentire proprio?
Il design è stato decisivo. L’impatto economico e sociale dello sport è un tema tecnico, fatto di modelli, indicatori, variabili. Senza un lavoro di traduzione rischia di restare astratto. Attraverso l’allestimento, la visualizzazione dei dati, la costruzione di un percorso narrativo, i contenuti diventano esperienza. Non si tratta solo di leggere pannelli, ma di essere accompagnati dentro una storia. Il design non è decorazione: è uno strumento di comprensione.
D. In questo progetto Logotel ha sviluppato il concept e progettato l’experience. Qual è stato il valore specifico del suo contributo? Cosa ha portato la collaborazione con una design company in un progetto di divulgazione della ricerca aperto alla cittadinanza?
Logotel ha portato una competenza chiave: trasformare contenuti complessi in un’esperienza coinvolgente e coerente. Ha lavorato sul concept, sull’architettura narrativa, sull’interazione tra spazio e messaggio. In un progetto di divulgazione aperto alla cittadinanza, questa capacità è fondamentale. Senza un impianto forte di experience design, il rischio sarebbe stato quello di avere ottimi contenuti ma poco impatto. La collaborazione ha permesso di unire rigore scientifico e qualità dell’esperienza.
sPark of Change oltre i Giochi: i prossimi appuntamenti
D. sPark of Change è attiva per tutta la durata dei Giochi Olimpici e Paralimpici e anche oltre. Cosa succederà nei prossimi mesi? Ci sono eventi, appuntamenti o sviluppi del progetto che vuole anticipare?
sPark of Change continuerà a vivere anche oltre i Giochi. Stiamo lavorando su tre direttrici.
La prima è il benessere attivo: insieme alla Wellness Foundation organizzeremo power walk guidate dai loro trainer, aperte alla comunità Bocconi e alla cittadinanza. Vogliamo che il tema del movimento e della salute esca dal racconto teorico e diventi pratica condivisa nello spazio urbano.
La seconda direttrice è il racconto. Con Egea abbiamo avviato “Storie di sport”, un ciclo di incontri con atleti e autori di libri che mette al centro persone, esperienze e analisi capaci di leggere nello sport dinamiche economiche e sociali più ampie. È un modo per approfondire e dare continuità ai temi emersi nell’installazione.
La terza riguarda l’integrazione con la Biblioteca Bocconi. Stiamo organizzando tour guidati, campus tour per le scuole e lezioni aperte collegate ai contenuti di sPark of Change. L’idea è offrire un’esperienza che unisca visita, approfondimento accademico e orientamento, rafforzando il legame tra università e territorio.
D. Un ultimo messaggio: perché chi non l’ha ancora visitata dovrebbe venire a vedere sPark of Change?
Perché offre una prospettiva diversa. In un momento in cui lo sport è spesso raccontato solo come performance o intrattenimento, sPark of Change invita a guardare cosa c’è dietro e cosa resta dopo. È un’occasione per capire meglio il proprio tempo attraverso una lente potente come quella dello sport. Non è una mostra da vedere in fretta: è uno spazio in cui fermarsi e riflettere. E questo, oggi, è già un valore.
Domande frequenti (F.A.Q.) su sPark of Change
Cos’è sPark of Change? sPark of Change è un’exhibition interattiva nel campus Bocconi di Milano che trasforma la ricerca accademica sull’impatto economico, sociale e ambientale delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 in un percorso aperto, gratuito e accessibile a tutti.
Dove si trova sPark of Change? L’exhibition è allestita nel campus Bocconi di via Gobbi a Milano ed è visitabile gratuitamente durante i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 e oltre.
Chi ha realizzato sPark of Change? Il progetto è stato sviluppato da Università Bocconi in collaborazione con logotel (concept ed experience design), il Prisma e l’artista visuale Carlo Cossignani (installazione) e Monogrid (componenti digitali e realtà aumentata).
Qual è l’obiettivo di sPark of Change? Rendere accessibile la ricerca di Bocconi sull’impatto delle Olimpiadi – economico, sociale, culturale e ambientale – attraverso un’esperienza coinvolgente aperta alla cittadinanza, nell’ambito della terza missione dell’università.
sPark of Change fa parte di un programma ufficiale? Sì, è parte di Research in Motion, il progetto finanziato da Regione Lombardia e incluso nel programma ufficiale della Cultural Olympiad di Milano Cortina 2026.
Cosa succederà a sPark of Change dopo le Olimpiadi? Il progetto continuerà con tre direttrici: power walk con la Wellness Foundation, il ciclo di incontri “Storie di sport” con Egea, e tour guidati e lezioni aperte in collaborazione con la Biblioteca Bocconi.