“Anche in un mondo attraversato da grandi tecnologie, big tech e trasformazioni globali, sono i singoli esseri umani, con le loro scelte, il loro coraggio e la loro responsabilità, a poter cambiare il mondo”.
In questa frase di Cosmano Lombardo, founder del WMF – We Make Future, è forse condensato il senso più profondo dell’edizione 2026 del festival. Una manifestazione che, giunta alla sua 13esima edizione, si è confermata come uno degli appuntamenti internazionali più importanti sull’innovazione e sulla tecnologia, ma non solo.
Perché, come ha detto nel suo appassionato speech Siyabulela Mandela, discendente di Nelson Mandela e Founder di Mandela & Associates Consulting, non si tratta solo di innovazione e tecnologia.
Per costruire davvero ciò che conta – Build what matters era il claim del WMF 2026 – occorre “reclamare la nostra umanità”: è solo la volontà condivisa di tutti gli appartenenti alla razza umana che consentirà di costruire un mondo più equo, giusto, libero, democratico.
I diritti e la dignità umana al centro del festival
Il tema dei diritti umani, il riportare al centro del discorso – anche tecnologico – la dignità umana e la solidarietà denunciando le tragedie in corso in diverse parti del mondo è stato molto presente in questa edizione.
D’altronde, da sempre la community sorta attorno a questa manifestazione ha l’obiettivo di costruire un futuro migliore attraverso gli strumenti dell’innovazione tecnologica e digitale, mantenendo al centro la società, le persone e il bene comune. Lo dimostrano anche le testimonianze che hanno caratterizzato la Opening Ceremony.
Alicia Hanf ha portato sul palco una testimonianza legata alla propria esperienza in Afghanistan, ricordando il principio della “human obligation to human beings”: il dovere umano verso altri esseri umani.
Alessandra Cuevas, studentessa e vittima di abusi quando era bambina, ha ricordato la madre Teresa Bonocore, uccisa dopo aver scelto con coraggio di denunciare l’autore delle violenze.
Infine, Nader Aljorf, nato e cresciuto a Gaza, su cui i riflettori del mondo sembrano essersi un po’ spenti, anche a causa del susseguirsi di crisi e guerre in altre zone del mondo. Nader ha condiviso la propria testimonianza della guerra, lanciando un appello a usare innovazione e tecnologia per proteggere la dignità umana e costruire opportunità per ogni persona.
Di diritti ha poi parlato anche Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Intervenuta da remoto in video conferenza, ha ricordato che la tecnologia può essere usata anche per isolare, rimarcando la responsabilità di alcune piattaforme tecnologiche nella delegittimazione in atto verso vittime di soprusi e attivisti nel campo dei diritti umani.
WMF 2026: un’edizione con numeri da record
In termini numerici, secondo gli organizzatori l’edizione 2026 è stata la più ampia e ricca mai realizzata: oltre 1.000 speaker che si sono alternati sui 90 stage allestiti, 800 gli espositori che hanno affollato i 70.000 mq di area fieristica.
Sono numeri che spiegano quanto sia difficile riassumere in poche righe la quantità di spunti interessanti distribuiti nei tre giorni del festival. Di seguito, allora, per i lettori e le lettrici del magazine logotel, alcune riflessioni che il team della Independent design company logotel presente all’evento ha raccolto.
La sinergia tra AI ed essere umano: l’intelligenza ibrida di Federico Cabitza
Anche se non era dedicata espressamente all’intelligenza artificiale (il WMF organizza un evento ad hoc, l’AI festival, la cui prossima edizione si svolgerà l’11 e 12 febbraio 2027 a Milano), l’AI è stata ovviamente una grande protagonista anche a Bologna.
Tra i tanti interventi dedicati all’argomento segnaliamo lo speech di Federico Cabitza, professore di interazione uomo-macchina all’Università Bicocca di Milano e uno dei contributor dell’ultimo numero di Weconomy, progetto di ricerca open source di logotel (qui il suo articolo).
Il suo auspicio è che, in un futuro non troppo prossimo, più che parlare di intelligenza artificiale – che riguarda essenzialmente un insieme di tecnologie – si possa parlare di intelligenza ibrida: cioè quella nuova forma di intelligenza che emerge da una corretta interazione tra l’uomo e le macchine “diversamente intelligenti”.
La sua metafora è efficace: l’intelligenza ibrida è come la maionese. Intelligenza umana e artificiale, come tuorlo d’uovo e olio, sono ingredienti di qualità: non basta però semplicemente metterli insieme per ottenere la maionese, ma bisogna saperli mixare con cura.
Le tre caratteristiche dell’intelligenza ibrida sono:
- non si compra (non è un modello o un tool di AI), ma emerge da noi quando usiamo i sistemi AI con raziocinio;
- l’insieme dev’essere migliore delle singole parti (migliore sia dell’intelligenza umana sia di quella artificiale);
- nasce quando uomo e macchina si adattano l’uno all’altro e apprendono reciprocamente.
Sangiovanni Vincentelli: innovazione e startup hanno bisogno di un ecosistema
Sempre in tema di AI, tra gli speaker che hanno calcato il main stage c’è stato Alberto Sangiovanni Vincentelli, professore alla University of California, Berkeley e considerato uno dei padri del design dei microchip, particolarmente importanti proprio per far “girare” i principali sistemi di intelligenza artificiale.
Ripercorrendo la sua storia, il professore ha ricordato come il cervello sia distribuito equamente nel mondo, mentre quello che manca è un ecosistema in grado di farlo crescere: per questo, ha sottolineato, la diffusione dell’innovazione e la crescita delle startup non sono un problema tecnologico, ma un problema di ecosistema.
Sull’AI serve una vera alfabetizzazione, più che la semplice adozione
Della necessità di un’autentica alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, distinta dalla sua semplice adozione, hanno parlato Joya Scarlata e Mara Dettmann, co-conduttrici del podcast The Marketer’s Guide to the AI Galaxy. Il loro intervento ha messo in luce come i prompt generino output, ma sia l’essere umano a fornire il giudizio: se non si comprende davvero un flusso di lavoro, l’intelligenza artificiale non può automatizzarlo. Resta insomma, ancora oggi, un problema di persone il gap tra ciò che il management crede stia accadendo e quello che accade realmente sul campo.
Come l’AI cambia la search e la visibilità online: è tempo di GEO
Tanti gli interventi che hanno sottolineato come l’AI stia già cambiando le modalità di ricerca delle persone sul Web – l’era 0 click – e come gli LLM stiano iniziando a diventare un importante fattore che influenza la visibilità online dei brand.
Tra i tanti che ne hanno parlato, segnaliamo l’agenzia veronese Netstrategy, il cui CEO Stefano Robbi ha spiegato in poche slide e in maniera efficace come, nell’era del messy middle – che ha sostituito il tradizionale funnel del marketing – i percorsi dei consumatori si siano fatti meno lineari, più frastagliati.
In questo contesto, la SEO generica non basta più. I consigli? Smettere di scrivere per una keyword e progettare risposte stratificate; diversificare per presidiare le SERP (utilizzando dati strutturati, FAQ, tabelle); infine, valorizzare l’esperienza nel settore di pertinenza (con dati proprietari e casi studio reali), per distinguersi in un web pieno di contenuti sintetici e appiattiti.
La creatività in un futuro di AI
Anche il tema della creatività è stato centrale nell’edizione 2026 del WMF, soprattutto nella prospettiva del suo rapporto con l’intelligenza artificiale. Un contributo efficace in questo senso è arrivato da Giorgio Soffiato, che nel suo intervento ha ridisegnato il framework del marketing contemporaneo, individuandone cinque pilastri.
Il primo è l’analisi di mercato, che oggi richiede di distinguersi dalla massa conoscendo bene il linguaggio della concorrenza, proprio per non replicarlo. Il secondo è una strategia YouTube strutturata. Il terzo riguarda gli influencer digitali, che restano più efficaci di contenuti puramente sintetici perché generano un maggiore coinvolgimento, in virtù della loro autenticità umana. Il quarto è il GEO, la Generative Engine Optimization, pur nella consapevolezza che i tempi di conversione delle lead in questo ambito sono ancora molto più lunghi rispetto ai canali tradizionali. Il quinto, infine, è il sito web: resta uno strumento imprescindibile, ma richiede oggi una progettazione ripensata. A chiudere il framework, un piano di misurazione strutturato.
Per costruire tutto questo, ha sottolineato Soffiato, servono competenze AI, tech e digital-driven: alcune professionalità si possono riconvertire, altre vanno inserite ex novo. Ma quello che continua a generare valore, in un mercato saturo di contenuti sintetici e appiattiti, è chi risolve problemi, chi genera emozioni, chi fa le cose fatte bene.
“Puoi addestrare una gallina a salire su un albero, ma è meglio assumere uno scoiattolo”, ha detto Soffiato con la sua consueta ironia. Il futuro del marketing, ha aggiunto, “non sono le metriche: è la cura”. La creatività umana sta diventando un valore premium, e il CMO di domani sarà uno “scienziato creativo”, capace di parlare sia il linguaggio dei dati che quello delle emozioni.
La trasformazione digitale della sanità: opportunità e criticità
Tanti sono stati gli approfondimenti tematici offerti durante il WMF. Particolarmente interessante lo stage Digital Health, in partnership con Fondazione GIMBE, dedicato all’innovazione digitale in ambito sanitario.
Nel suo intervento introduttivo La trasformazione digitale della sanità: opportunità e criticità, il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha ricordato come le tecnologie non possano essere fini a se stesse.
Esiste un gap tra la velocità delle innovazioni tecnologiche e le difficoltà di adattamento da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nelle diverse regioni d’Italia.
Un gap che, se non colmato, rischia di acuire il digital divide sanitario, cioè il divario tra chi può accedere a visite online e servizi digitali di salute (come la telemedicina o il Fascicolo sanitario elettronico) e chi ne è escluso, per questioni di alfabetizzazione elettronica, accesso ai device e anche culturali.
Un esempio su tutti, citato da Cartabellotta: la quota bassissima di persone che, in determinate regioni d’Italia, dà il proprio consenso per l’utilizzo dei propri dati personali, fondamentale per far funzionare il Fascicolo sanitario elettronico.
Se la tecnologia non è accompagnata dalla capacità di offrirne le potenzialità alle persone, conclude Cartabellotta, quella tecnologia è inutile.
L’invito ai giovani di Cucinelli: sostituite la paura con la speranza
Per concludere l’articolo scegliamo l’intervento dell’imprenditore Brunello Cucinelli, autore di uno degli speech ispirazionali più attesi. Nel suo intervento si è rivolto in particolare ai giovani, invitandoli a sostituire la paura con la speranza e a tornare a credere nei grandi ideali.
Non è mancato un riferimento all’intelligenza artificiale, a cui riconosce una componente razionale e seria, complementare alla follia e all’ironia che contraddistinguono l’intelligenza umana.
Il suo monito: per evitare di utilizzare acriticamente l’AI e livellarsi verso il basso bisogna essere creativi e attenti. Alla fine, come esseri umani andremo sempre alla ricerca di chi è davvero speciale: che sia un poeta, un artigiano, un giornalista o un insegnante.
In conclusione: la tecnologia al servizio di ciò che conta
Dai diritti umani alla sanità digitale, dall’intelligenza ibrida alla creatività come nuovo valore premium, il fil rouge che ha attraversato le tre giornate del WMF 2026 è stato chiaro: la tecnologia, per essere davvero utile, deve restare uno strumento al servizio delle persone, e non il contrario.
Build What Matters non è stato soltanto lo slogan dell’edizione 2026, ma un invito concreto – rivolto a imprese, professionisti e cittadini – a scegliere con consapevolezza dove investire attenzione, competenze e risorse, in un momento storico in cui l’intelligenza artificiale sta ridisegnando equilibri, competenze e persino il modo in cui cerchiamo informazioni online.
Un invito che riguarda, in fondo, anche chi la tecnologia la progetta e la comunica ogni giorno: continuare a scegliere, con cura, ciò che conta davvero.
F.A.Q. – Domande frequenti sul WMF! 2026
Cos’è il WMF – We Make Future 2026? Il WMF – We Make Future è un festival internazionale sull’innovazione e la tecnologia che si svolge a Bologna. L’edizione 2026, la tredicesima, ha registrato numeri record con oltre 1.000 speaker, 90 stage e 800 espositori su 70.000 mq di area fieristica, con il claim “Build What Matters”.
Cos’è l’intelligenza ibrida secondo Federico Cabitza? L’intelligenza ibrida è la forma di intelligenza che emerge da una corretta interazione tra uomo e macchine “diversamente intelligenti”. Non si compra come un modello o un tool di AI, ma nasce quando uomo e macchina si adattano e apprendono reciprocamente, generando un risultato superiore alla somma delle singole intelligenze.
Cos’è la GEO e perché è importante nel 2026? La GEO, Generative Engine Optimization, è l’insieme di strategie per rendere i contenuti visibili nelle risposte generate dagli LLM, non solo nei motori di ricerca tradizionali. È importante perché l’AI sta cambiando le modalità di ricerca delle persone sul web, portando verso un’era di ricerca “zero click”.
Cos’è il digital divide sanitario di cui si è parlato al WMF 2026? È il divario tra chi può accedere a servizi digitali di salute, come la telemedicina o il Fascicolo Sanitario Elettronico, e chi ne è escluso per questioni di alfabetizzazione elettronica, accesso ai device o barriere culturali, come evidenziato da Nino Cartabellotta della Fondazione GIMBE.
Cosa ha detto Brunello Cucinelli ai giovani al WMF 2026? Brunello Cucinelli ha invitato i giovani a sostituire la paura con la speranza e a credere nei grandi ideali, sottolineando che l’AI ha una componente razionale complementare alla follia e all’ironia dell’intelligenza umana, e che serve creatività per evitare un uso acritico della tecnologia.