Civic engagement: come aziende, associazioni e organizzazioni possono fare la differenza

Non è solo una questione individuale: dalla responsabilità sociale d’impresa alla corporate citizenship, anche aziende, associazioni e organizzazioni sono attori dell’impegno civico. E il design può fare la differenza tra una buona intenzione e un impatto reale.

Che cos’è il civic engagement

Quando si parla di civic engagement, il pensiero corre quasi sempre alla dimensione individuale: il cittadino che vota, che fa volontariato, che si attiva per una causa. Molto meno a ciò che accade e che può accadere dentro e attraverso aziende, associazioni e organizzazioni.

In realtà, come scrivono gli studiosi Richard P. Adler e Judy Goggin in uno degli articoli accademici più citati sull’argomento, What Do We Mean By “Civic Engagement”?, non esiste una definizione univoca e condivisa del termine.

Gli autori dell’articolo in questione intendono per civic engagement il modo in cui i cittadini partecipano alla vita di una comunità per migliorare le condizioni degli altri o per contribuire a dare forma al futuro della comunità stessa.

Ma le stesse aziende sono delle comunità, inserite all’interno di ecosistemi, in relazione con tanti portatori di interesse (stakeholder). Oltre ai singoli individui, anche aziende e organizzazioni sono quindi attori protagonisti del civic engagement, ciascuno secondo la propria scala di influenza.

Dalla responsabilità sociale delle aziende alla Corporate citizenship

Il ruolo sociale dell’impresa non è certo una novità. Lo dimostra una ormai lunga tradizione di Corporate social responsibility (responsabilità sociale di impresa) che affonda le sue radici nei primi imprenditori filantropi della fine dell’Ottocento e trova anche in Italia esempi luminosi, come la fabbrica-comunità di Adriano Olivetti realizzata tra gli anni Trenta e Sessanta a Ivrea.

Dal 1953, quando Howard Bowen pubblica il volume Social Responsibilities of the Businessman, considerato l’atto di nascita formale della CSR, il concetto si è evoluto e arricchito di sfumature.

Un’evoluzione particolarmente vicina al civic engagement è la corporate citizenship (cittadinanza d’impresa): affermatasi nella letteratura manageriale tra gli anni Novanta e Duemila, trasferisce sull’impresa l’idea stessa di cittadinanza.

Come un cittadino, l’azienda è parte di una comunità verso cui ha diritti e doveri: un impegno continuo a comportarsi eticamente e a contribuire allo sviluppo, migliorando al contempo la qualità della vita dei collaboratori, delle comunità locali e della società nel suo complesso.

L’evoluzione più recente è infine la comparsa di un nuovo modo di fare impresa che coniuga l’aspetto for profit con il perseguimento di finalità di beneficio comune: sono le Società benefit, sviluppatesi in Italia sul modello delle Benefit corporation nate negli USA e che si stanno affermando in diversi Paesi.   

Perché oggi ci si aspetta che agiscano le imprese

Il ruolo delle imprese come attori chiamati ad affrontare le grandi questioni sociali si è rafforzato negli ultimi anni, anche a fronte dell’immobilismo e della perdita di credibilità di altre istituzioni.

Lo conferma l’Edelman Trust Barometer 2026, il rapporto annuale che misura la fiducia verso istituzioni, media, imprese e ONG. Il quadro generale è quello di una fiducia in affanno: il report descrive una società che si ripiega su sé stessa, verso cerchie sempre più ristrette e familiari. Ma proprio in questo scenario di erosione un dato spicca: l’impresa è oggi l’unica istituzione percepita come allo stesso tempo etica e competente, prima di governi e media.

Non solo. Secondo lo stesso rapporto, sono proprio i datori di lavoro i soggetti meglio posizionati per ricucire le divisioni e ricostruire fiducia. È qui che la fiducia si trasforma in responsabilità: le imprese si trovano, di fatto, con una sorta di mandato a contribuire al bene comune.

Questo “mandato” non riguarda solo le imprese for profit. Per ONG, no profit, Fondazioni, università e associazioni il legame con l’impegno civico è ancora più esplicito: spesso è scritto negli statuti e nelle mission, ed è la ragione stessa della loro esistenza. Cambia la scala di influenza, non la sostanza.

Come si traduce in pratica: le direttrici del civic engagement

Appurata l’esistenza di questo mandato, sorge però la domanda concreta: in che modo un’azienda, un’associazione o un’organizzazione fa civic engagement? Al di là delle forme più immediate – il sostegno diretto a cause sociali attraverso donazioni –, le direttrici possibili sono molte:

  • Attivismo e advocacy su temi di interesse collettivo – inclusione, diversità, sostenibilità – prendendo pubblicamente posizione, mettendo a disposizione la propria voce.
  • Dialogo con il territorio: attivare un confronto costruttivo con gli stakeholder di un’area, identificandone i bisogni attraverso un ascolto attivo e costruendo percorsi di co-progettazione per risolvere, insieme, i problemi.
  • Restituzione: mettere a disposizione della comunità competenze, spazi e risorse, dal volontariato di competenza all’apertura dei propri luoghi.
  • Attore di rete: connettere attori che da soli non si parlerebbero – istituzioni, terzo settore, cittadini – per ampliare la portata degli impatti generabili.   
  • Radicarsi come anchor institution: diventare, per un territorio, una vera e propria infrastruttura civica.

Il ruolo del design nel civic engagement

Qualsiasi sia la direzione intrapresa, c’è però un punto che fa la differenza tra una buona intenzione e un impatto reale. Come avviene per l’ingaggio in azienda, anche il civic engagement va progettato, accompagnato, nutrito e guidato: non accade per caso. Ed è qui che entra in gioco il design.

Uno dei più importanti studiosi che hanno mostrato come il design possa contribuire alle sfide sociali è Ezio Manzini. In una delle interviste che hanno accompagnato l’uscita del suo libro Design, When Everybody Designs. An Introduction to Design for Social Innovation (MIT 2015) ha chiarito: “Il design per l’innovazione sociale non è una nuova disciplina del design”, ma “tutto ciò che il design può fare per promuovere e supportare l’innovazione sociale, per renderne i risultati più accessibili e diffusi, e per arricchirne e approfondirne il significato”.

Il design ragiona in termini di impatti, attraverso fasi che prevedono l’ideazione, l’accompagnamento nel tempo, l’iterazione, la misurazione. Non si limita a immaginare un progetto, ma lo sostiene mentre cresce e ne rende visibili gli effetti. In questo senso, è il fil rouge che tiene insieme tutti gli attori del civic engagement, qualunque sia la loro scala di influenza.

In conclusione: partecipa all’evento House of Civic Engagement

L’impegno civico è, in fondo, un atto politico nel senso più pieno del termine: una scelta che riguarda ogni soggetto della società: il singolo cittadino, un gruppo di persone, una comunità, un’azienda, un’associazione di volontariato, un’università o un ente di ricerca.

Ma come si traduce, davvero, in pratica? Come possono imprese, associazioni e organizzazioni dare forma a progetti capaci di fare la differenza e generare impatti positivi sulla società?

In questo articolo abbiamo accennato alcuni esempi. Se ne discuterà in modo più esteso giovedì 11 giugno durante House of Civic Engagement, un incontro ibrido – in presenza e in diretta su LinkedIn – organizzato dall’Independent design company logotel (Società benefit dal 2024) in occasione della Milano Green Week.

Insieme ad Alice Manzoni (Executive Director Design, logotel) dialogheranno sul tema Paola Andreozzi (Head of Business Communication, Valore D), Arianna Asnaghi (Sustainability Stakeholder Engagement, A2A), Lella Quinto (Gestione rete territoriale e Account Gestione Volontari, AIRC) e Silvia Tracchi (Corporate Marketing & Communication Director, Università Bocconi). Modera l’incontro Federica Guazzoni (Strategic Marketing & Communication Expert, logotel).

La partecipazione è aperta a tutti: per prenotare il posto in presenza basta registrarsi a questo link, mentre per seguire la diretta è sufficiente iscriversi all’evento sulla pagina LinkedIn di logotel.

House of Civic Engagement è una puntata speciale di House of Engagement, format live ideato da logotel per riflettere sulle diverse dimensioni dell’ingaggio attraverso la partecipazione di chi se ne occupa all’interno di aziende e organizzazioni, condividendo pratiche e progetti concreti.

F.A.Q. – Civic engagement

Che cos’è il civic engagement? Il civic engagement è il modo in cui i cittadini – ma anche aziende, associazioni e organizzazioni – partecipano alla vita di una comunità per migliorarne le condizioni o contribuire a darne forma al futuro. Non è solo una questione individuale: ogni organizzazione è a sua volta una comunità e un attore dell’impegno civico, secondo la propria scala di influenza.

Che differenza c’è tra civic engagement e responsabilità sociale d’impresa (CSR)? La CSR è la tradizione, formalizzata nel 1953 con Howard Bowen, che riconosce all’impresa doveri verso la società. Il civic engagement è un concetto più ampio e attivo: riguarda la partecipazione concreta alla vita della comunità e si applica a ogni tipo di organizzazione, non solo alle imprese. La corporate citizenship fa da ponte tra i due.

Come possono le aziende e le organizzazioni fare civic engagement? Attraverso diverse direttrici: attivismo e advocacy su temi di interesse collettivo, dialogo e co-progettazione con il territorio, restituzione di competenze e risorse alla comunità, il ruolo di attore di rete tra soggetti diversi e il radicamento come infrastruttura civica di un territorio.

Che cos’è la corporate citizenship? La corporate citizenship (cittadinanza d’impresa) è un concetto affermatosi nella letteratura manageriale tra gli anni Novanta e Duemila. Trasferisce sull’azienda l’idea di cittadinanza: come un cittadino, l’impresa è parte di una comunità verso cui ha diritti e doveri, con l’impegno a comportarsi eticamente e a migliorare la qualità della vita di collaboratori, comunità e società.

Perché oggi ci si aspetta che siano le imprese ad agire sulle questioni sociali? Secondo l’Edelman Trust Barometer 2026, in un quadro di fiducia generale in calo l’impresa è l’unica istituzione percepita come allo stesso tempo etica e competente, e i datori di lavoro sono i soggetti meglio posizionati per ricostruire fiducia. Questa fiducia si traduce in una sorta di mandato a contribuire al bene comune.

Che ruolo ha il design nel civic engagement? Come l’engagement, anche il civic engagement va progettato, accompagnato e misurato: non accade per caso. Il design ragiona in termini di impatti, attraverso fasi di ideazione, accompagnamento, iterazione e misurazione, sostenendo i progetti mentre crescono.