L’adozione dell’AI passa dalla pratica strutturata: il case study Dojo 90s Sprint di logotel
Non un corso, non una formazione one-shot: 90 giorni di sperimentazione guidata per portare M365 Copilot dentro il lavoro reale delle persone.
Non un corso, non una formazione one-shot: 90 giorni di sperimentazione guidata per portare M365 Copilot dentro il lavoro reale delle persone.
In sintesi. Dojo 90s Sprint è un modello di adozione dell’intelligenza artificiale generativa progettato e condotto dalla design company logotel. Strutturato come un percorso di 90 giorni di pratica intenzionale con M365 Copilot, coinvolge i team su attività di content e community con l’obiettivo di integrare l’AI nel lavoro reale – non attraverso tutorial o formazioni tradizionali, ma tramite sperimentazione guidata, confronto tra pari e una libreria condivisa di Standard Operating Prompts (SOP). Il modello si basa su tre pilastri: partire dal lavoro reale, sperimentare in modo intenzionale, mettere a sistema ciò che funziona. Il risultato non è solo un risparmio di tempo (fino a 4–6 ore settimanali per persona), ma l’amplificazione delle attività ad alto valore: ideazione, qualità degli output, profondità dell’analisi.
L’introduzione dell’intelligenza artificiale generativa nei contesti organizzativi pone una sfida che va oltre la tecnologia: come trasformare l’AI in una competenza quotidiana, realmente utile nel lavoro delle persone?
Dojo 90s Sprint è una sperimentazione guidata progettata e condotta dalla Independent design company logotel per portare l’intelligenza artificiale generativa – in particolare Microsoft M365 Copilot – dentro il lavoro reale delle persone.
Non è un corso, né una formazione one‑shot, ma 90 giorni di pratica intenzionale, osservazione e sperimentazione.
La prima fase del Dojo 90s Sprint ha coinvolto 10 persone (prima wave), attive su attività di content e community, seguite da una seconda wave di altre 10, attivata in modalità buddy‑up: chi aveva già sperimentato ha accompagnato chi stava iniziando, favorendo trasferimento di competenze, linguaggio comune e accelerazione dell’adozione.
Il tratto che ha unito tutte le persone era una alta operatività su attività di content e community, con l’obiettivo di migliorare produttività e qualità degli output, liberando tempo ed energie per le attività a maggior valore.
Dojo 90s Sprint è stato strutturato come un percorso di 90 giorni di sperimentazione guidata, articolato su tre pilastri.
Le persone coinvolte hanno mappato le proprie attività quotidiane, distinguendo tra:
Questo passaggio ha permesso di individuare con precisione dove l’AI potesse generare valore, evitando approcci astratti o generalisti.
Per 90 giorni, M365 Copilot è stato utilizzato su attività concrete: call e report di call, contenuti, analisi, preparazione di presentazioni, meeting, ricerca e sintesi. Il Dojo ha funzionato come ambiente sicuro di pratica, ma anche come dimensione di un tempo da proteggere per sperimentare, perché nella frenesia delle giornate anche prendersi il tempo per fare diversamente va protetto.
La sperimentazione è stata collettiva e accompagnata da:
I casi d’uso più efficaci sono stati raccolti in una libreria di Standard Operating Prompts (SOP), strutturata per essere riutilizzabile, aggiornabile e scalabile oltre il perimetro della sperimentazione iniziale.
La sperimentazione ha prodotto risultati sia quantitativi sia qualitativi:
L’insight chiave non è stato però il semplice risparmio di tempo, ma l’amplificazione delle attività ad alto valore: pensiero, ideazione, qualità degli output, profondità dell’analisi, ideazione di nuovi format e reporting. Attività che prima non si facevano o si facevano con grande fatica.
Un capitolo a parte resta peculiare ed estremamente umano: la cifra stilistica del mestiere di community manager. Un mestiere fatto di contatto, di scambio, di comprensione del punto di vista dell’altra persona e che richiede una parte di intelligenza emotiva e intenzionale che difficilmente è sostituibile.
Dal Dojo 90s Sprint emergono tre apprendimenti chiave:
Dojo 90s Sprint dimostra che l’AI diventa una leva trasformativa solo quando è accompagnata da metodo, ritualità e linguaggio condiviso.
Dojo 90s Sprint è un case study emblematico del metodo logotel non perché parla di AI, ma perché parla di persone e lavoro.
In questi mesi abbiamo approfondito una cosa molto chiara: l’adozione dell’AI non è un contenuto da trasferire, ma una pratica da costruire. Non abbiamo chiesto alle persone di “imparare Copilot”, ma di rileggere il proprio lavoro, riconoscere dove faceva attrito, e provare – insieme – a capire come l’AI poteva supportarci.
Per questo la caratteristica principale di Dojo 90s Sprint è la pratica strutturata: tempo dedicato a provare sul lavoro vero, supporto tra colleghi e college, linguaggio condiviso e ritualità di apprendimento. Gesti piccoli e ripetuti che rendono l’uso dell’AI qualcosa di normale, non straordinario.
Ad essere altrettanto utile è stato l’accompagnamento nel tempo: perché l’adozione non succede in una settimana, e non succede da sola.
Questo è il tratto logotel del Dojo 90s Sprint: progettare contesti in cui le persone possano davvero integrare l’AI nel loro modo di lavorare, senza eroismi, senza formule magiche, scoprendo se e dove funziona e mettendola alla prova.
Un modello che logotel utilizza al proprio interno e con i propri clienti per progettare esperienze di adozione concrete, sostenibili e centrate sulle persone, trasformando l’AI in una competenza quotidiana.
Cos’è il Dojo 90s Sprint di logotel?
È un percorso di 90 giorni di sperimentazione guidata progettato da logotel per integrare l’intelligenza artificiale generativa – in particolare M365 Copilot – nel lavoro reale delle persone. Non è un corso tradizionale, ma un modello basato su pratica strutturata, confronto tra pari e costruzione di una libreria condivisa di prompt.
Come funziona il modello di AI adoption del Dojo 90s Sprint?
Il modello si articola su tre pilastri: partire dal lavoro reale (mappatura delle attività quotidiane), sperimentare in modo intenzionale (uso di Copilot su task concreti per 90 giorni), e mettere a sistema ciò che funziona tramite una libreria di Standard Operating Prompts riutilizzabili e scalabili.
Quali risultati ha prodotto il Dojo 90s Sprint?
Il percorso ha generato una riduzione significativa del tempo su attività ripetitive (fino a 4–6 ore settimanali per persona), la costruzione di una base condivisa di prompt e agenti AI, e l’attivazione di un modello buddy-up per estendere l’adozione a nuove wave. L’insight principale è stato l’amplificazione delle attività ad alto valore: ideazione, qualità degli output e profondità dell’analisi.
A chi si rivolge un programma di AI adoption come il Dojo 90s Sprint?
È pensato per organizzazioni che vogliono trasformare l’AI in una competenza quotidiana dei propri team, in particolare per chi si occupa di contenuti, community e attività operative ad alta ripetitività. È rilevante per HR, IT e management coinvolti in progetti di change management, digital transformation e AI adoption.
Qual è la differenza tra il Dojo 90s Sprint e una formazione tradizionale sull’AI?
A differenza dei corsi o delle formazioni one-shot, il Dojo 90s Sprint non trasferisce contenuti ma costruisce pratiche. Le persone sperimentano l’AI sul proprio lavoro reale, con supporto continuo, rituali di apprendimento e un linguaggio condiviso. L’adozione avviene nel tempo, non in un’unica sessione.
Articolo di Melania Manzoni – Team Leader Content & Community Manager logotel