In sintesi: la reconnectivity è un nuovo modo di connettersi che unisce relazione, tempo di qualità e ispirazione, riportando al centro il valore degli incontri in presenza. Secondo l’indagine Richmond Italia–BVA Doxa, il 99% dei manager riconosce il valore degli eventi di business dal vivo. Non è un ritorno al passato, ma una scelta intenzionale dentro un contesto di lavoro ormai ibrido.
Un nuovo fenomeno si manifesta nel mondo del lavoro e del business: la reconnectivity. È la rivincita della “presenza”, un paradigma che era stato già messo in discussione in passato, prima che l’emergenza Covid ne imponesse un drastico ripensamento.
Passato il Covid, è forse l’ormai onnipresente intelligenza artificiale ad aver fatto emergere, come reazione, un crescente desiderio di umanità e connessioni profonde. E l’humus più adatto per farle nascere sembra essere proprio quello rappresentato da incontri, eventi e riunioni in presenza. Lo afferma l’indagine L’evoluzione delle priorità manageriali, realizzata da Noesis – Richmond Executive Observatory, l’osservatorio di Richmond Italia, in collaborazione con BVA Doxa.
Per reconnectivity nell’indagine si intende “un nuovo modo di connettersi che unisce relazione, tempo di qualità e ispirazione”. Il dato più significativo che emerge dalla ricerca è che il 99% dei manager riconosce il valore degli eventi di business in presenza, vissuti come esperienze capaci di unire lavoro, relazione e ispirazione.
Nessun ritorno al passato: la parola chiave è equilibrio
Non si tratta, però, di un ritorno al passato. Il digitale e la dimensione ibrida nel lavoro sono fenomeni ormai assodati, con i loro vantaggi: e d’altronde l’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano ha certificato che nel 2025, dopo un lieve calo, il numero di lavoratori in Italia che svolge almeno parte del proprio lavoro da remoto è aumentato.
La parola chiave, allora, sembra essere equilibrio: tra full remote e policy forzate di ritorno in ufficio; tra riunioni online sempre più invasive ed estenuanti (ricordate la Zoom fatigue del periodo pandemico?) e incontri che, anche in presenza, devono comunque essere progettati con intenzione e cura per far sì che le persone vi partecipino senza provare il “meeting hangover”, cioè la sensazione di confusione, insoddisfazione o addirittura frustrazione che circa un quarto delle persone avverte dopo riunioni improduttive.
Reconnectivity: cos’è e cosa dice l’indagine Richmond
L’indagine Richmond offre diversi spunti interessanti.
L’81% degli intervistati ritiene che gli eventi di business in presenza rafforzino le relazioni professionali (una percentuale che sale all’88% tra gli over 55) e creino nuove opportunità. Il 69% considera la comunicazione “dal vivo” migliore rispetto alle riunioni virtuali. Solo una piccola percentuale, il 7%, trova gli incontri in presenza costosi e difficili da organizzare.
“Il confronto diretto e le esperienze immersive sono elementi chiave per la costruzione di fiducia tra i principali attori aziendali, gli eventi business to business si confermano quindi fondamentali per le aziende e il dato del 99%, così significativo, emerso dalla survey lo conferma – commenta Federica Castioni, direttore marketing e comunicazione di Richmond Italia –. Dopo anni di overload digitale, i manager stanno riscoprendo il valore della presenza come scelta intenzionale, non come abitudine”.
Le risposte degli intervistati evidenziano il bisogno di esperienze che lascino un segno e la centralità dell’incontro fisico come leva di valore del lavoro. È il desiderio di tempo di qualità: una scelta intenzionale e consapevole.
L’indagine è completata anche da una stima di Market Research Future sulle prospettive di crescita del settore degli eventi B2B, pienamente in linea con le evidenze presentate. Nel periodo 2025-2035, infatti, si prevede che il mercato degli eventi di business in presenza passi da 51,51 a 85,93 miliardi di dollari, con una crescita del +67% e un tasso annuo composto di crescita (CAGR) del 5,25%.
Il valore della presenza: cosa dicono le ricerche
Richmond Italia è un’azienda che ha nella realizzazione di forum tematici e incontri in presenza il proprio core business. Il prossimo evento in programma è il Richmond marketing forum a Saint-Vincent (10-12 giugno 2026), al quale parteciperà anche l’Independent design company logotel.
La ricerca di Richmond non è la sola a evidenziare i “benefici” degli incontri in presenza.
Un sondaggio condotto dalla Harvard Business Review ha evidenziato che gli incontri in presenza sono fondamentali per costruire relazioni positive e durature tra i dipendenti in un contesto di lavoro da remoto, impattando positivamente anche sulla collaborazione tra individui e team, sulla cultura organizzativa, sul coinvolgimento dei dipendenti e sulla sensazione di inclusione per i lavoratori da remoto e i team distribuiti.
Una ricerca dello Stanford Institute for EconomicPolicy Research (SIEPR) ha posto l’accento sulla produttività, evidenziando come il lavoro in full remote sia associato a una produttività inferiore di circa il 10% rispetto al lavoro completamente in presenza.
Un altro studio pubblicato su Nature si è soffermato invece sulla creatività durante le attività collaborative, sottolineando come i team che si incontrano in presenza generino dal 15 al 20% di idee in più rispetto alle loro controparti virtuali.
Questi studi sono stati condotti negli anni passati, ma i dati che corroborano i vantaggi del ritrovarsi in presenza in ambito lavorativo continuano ad arrivare anche da ricerche recenti. Il Randstad workmonitor 2026, ad esempio, evidenzia l’importanza della dimensione fisica quando si parla di un tema fondamentale come la collaborazione.
Per l’81% dei datori di lavoro il lavoro da remoto o ibrido ha reso la collaborazione più impegnativa, mentre quasi la metà dei lavoratori (48%), a prescindere dalla generazione a cui appartengono, ritengono che lavorare in ufficio, con il proprio team, aumenti la produttività.
Quando costruire momenti in presenza che contano
Come evidenziato anche dalla ricerca di Richmond, la reconnectivity non implica un ritorno al passato, né una “demonizzazione” tout court della dimensione digitale, che resta fondamentale per permettere a organizzazioni e team sempre più diffusi e distribuiti di affrontare le sfide di un contesto sempre più liquido, frammentato e mutevole.
Pensiamo alla crescente importanza delle community digitali anche all’interno delle imprese, o all’importanza di modalità lavorative flessibili per favorire il worklife balance, fattore sempre più importante per l’attraction e la retention delle persone in azienda.
Il punto, allora, come scrive anche Brian Elliott sulla rivista MIT Sloan Management Review, è piuttosto capire quando, all’interno di una cornice ibrida, vale la pena costruire momenti “in presenza” che generino valore reale. Nell’articolo Hybrid Work: How Leaders Build In-Person Moments That Matter, Bill ne individua quattro:
- Sviluppo del team. Riunire le persone tre o quattro volte l’anno, con un mix equilibrato tra lavoro e socialità, è essenziale per costruire connessioni più profonde e durature. I dati interni di Atlassian – grande corporation che sviluppa software enterprise per la collaborazione e il project management –, mostrano che i dipendenti che si incontrano di persona con il proprio team registrano un aumento del 27% nel senso di connessione, che persiste per quattro o cinque mesi, con un effetto ancora più marcato per i nuovi assunti e i neolaureati. Le visite saltuarie in ufficio, al contrario, non producono lo stesso effetto duraturo.
- Onboarding e formazione. Gli eventi in presenza sono sproporzionatamente più efficaci rispetto al virtuale per costruire relazioni trasversali alle funzioni. Microsoft ha rilevato che i nuovi assunti che trascorrono qualche giorno con manager e team sviluppano maggiore soddisfazione e coinvolgimento. La presenza fisica rafforza anche i cosiddetti “legami deboli”, quelle connessioni casuali che fanno prosperare un’organizzazione.
- Avvio di nuovi team e kickoff di progetto. Riunire in presenza un team interfunzionale all’avvio di un’iniziativa importante non serve solo a condividere gli obiettivi, ma a costruire fiducia e a definire insieme le norme operative. Il colosso della consulenza BCG ha rilevato che i team che stabiliscono insieme le proprie regole di ingaggio si sentono significativamente più produttivi e coinvolti rispetto a quelli in cui le norme vengono imposte dall’alto.
- Momenti specifici per funzione. Ogni area aziendale ha i propri ritmi naturali in cui la presenza è più preziosa: la chiusura trimestrale per il finance, le sessioni di pitch per i sales, i milestone review per i team di prodotto. Lasciare che siano i team stessi a identificare questi momenti, invece di imporli dall’alto, produce secondo Elliott risultati migliori in termini di engagement e produttività.
In conclusione
In definitiva, la reconnectivity non chiede di scegliere tra fisico e digitale, ma di riconoscere a ciascuno il proprio valore. Il punto non è tornare in ufficio o riempire l’agenda di eventi, ma progettare con intenzione i momenti in cui la presenza fa davvero la differenza: quando si tratta di costruire fiducia, rafforzare legami, generare idee o dare ritmo alla vita di un team.
In un contesto di lavoro ibrido e sempre più mediato dalle tecnologie, ritrovarsi di persona torna a essere una scelta consapevole, un tempo di qualità da disegnare con cura. È qui che la presenza smette di essere un’abitudine e diventa, di nuovo, un’esperienza che lascia il segno.
FAQ – Reconnectivity e valore degli eventi in presenza
Cos’è la reconnectivity?
La reconnectivity è un nuovo modo di connettersi che unisce relazione, tempo di qualità e ispirazione. Descrive la riscoperta del valore degli incontri in presenza come scelta intenzionale, complementare al digitale e non in opposizione a esso.
Perché i manager preferiscono gli incontri in presenza?
Secondo l’indagine Richmond–BVA Doxa, il 99% dei manager riconosce il valore degli eventi di business in presenza. L’81% ritiene che rafforzino le relazioni professionali e il 69% considera la comunicazione dal vivo migliore di quella virtuale.
Cosa dice l’indagine Richmond sugli eventi di business?
L’indagine “L’evoluzione delle priorità manageriali” rileva che gli eventi in presenza sono vissuti come esperienze che uniscono lavoro, relazione e ispirazione. Solo il 7% li giudica costosi o difficili da organizzare, mentre cresce il bisogno di “tempo di qualità”.
Quando conviene organizzare incontri in presenza?
La presenza genera più valore in quattro momenti: sviluppo del team, onboarding e formazione, avvio di nuovi team e kickoff di progetto, e i momenti chiave specifici di ogni funzione. L’efficacia aumenta quando sono i team stessi a individuarli.