House of Civic Engagement: progetti e pratiche per generare impatti positivi sulla società
Dal dialogo con i territori di A2A alla community dei volontari AIRC, dai programmi di Valore D all’università come infrastruttura civica per la Bocconi. Quattro organizzazioni raccontano come si progetta un impegno civico capace di generare impatto reale. Gli insight dell’evento House of Civic engagement organizzato da logotel.
23 minuti
Giugno 2026
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In sintesi. In occasione della Milano Green Week, logotel ha trasformato il suo format live House of Engagement in una puntata speciale dedicata al civic engagement: l’impegno civico di aziende, associazioni, fondazioni di volontariato e università. Due panel hanno messo a confronto le pratiche di A2A, Valore D, AIRC e Università Bocconi. Ne emerge un filo conduttore chiaro: l’impegno civico non è mai un’iniziativa spot, ma un percorso che parte dall’ascolto, si traduce in progettualità condivisa e si nutre di una misurazione capace, a sua volta, di generare valore.
Che cos’è il civic engagement per aziende e organizzazioni
Il dialogo con gli stakeholder sul territorio. La mobilitazione delle aziende come attori civici, oltre che economici. La capacità di stimolare e valorizzare costantemente ciò che i volontari di un’associazione fanno ogni giorno. Mettere la conoscenza al servizio della comunità, trasformando un’università in una infrastruttura civica.
Sono tutti modi diversi di intendere il civic engagement, cioè tutte le iniziative attraverso cui organizzazioni, imprese, associazioni e cittadini generano impatti reali sulla società. Un concetto molto ampio, che può assumere sfumature diverse a seconda della natura delle aziende e delle organizzazioni che se ne fanno promotrici.
A mettere insieme diverse prospettive di impegno civico è stata l’Independent design company logotel nell’evento House of Civic Engagement, organizzato nell’ambito della Milano Green Week.
House of Civic Engagement è stata pensata come puntata speciale del format live di logotel House of Engagement, in cui la design company esplora le diverse dimensioni dell’ingaggio con un focus che riguarda più ciò che avviene all’interno di aziende e organizzazioni: attivazione, fiducia, ritmo le dimensioni esplorate finora.
Logotel è però Società benefit dal 2024 e la dimensione dell’impegno civico, i cui impatti travalicano i confini aziendali e si proiettano su comunità, territori ed ecosistemi, fa parte dell’identità e del metodo progettuale della design company. Da qui la decisione di “hackerare” il format, come spiegato dalla moderatrice dell’evento, Federica Guazzoni (Strategic Marketing & Communication Expert).
L’incontro, andato in scena giovedì 11 giugno 2026 in presenza e in diretta su LinkedIn (qui il link per rivedere la puntata) si è articolato in due panel, entrambi composti interamente da voci femminili.
Il primo ha guardato dentro e attorno alle organizzazioni, con Arianna Asnaghi (Sustainability Stakeholder Engagement, A2A) e Paola Andreozzi (Head of Business Communication, Valore D).
Il secondo ha aperto le porte sul territorio e “nelle piazze” grazie agli interventi di Lella Quinto (Gestione rete territoriale e Account Gestione Volontari, AIRC) e Silvia Tracchi (Corporate Marketing & Communication Director, Università Bocconi). A tenere insieme i due momenti, il punto di vista progettuale di Alice Manzoni, Executive Director Design di logotel.
Il design come abilitatore dell’impegno civico
È stata proprio Alice Manzoni ad aprire il talk, chiarendo qual è il ruolo del design nell’ambito del civic engagement: “Il design è un elemento che abilita perché crea le condizioni per cui le persone possono davvero contribuire”, ha osservato Alice.
Nel campo dell’impegno civico si lavora su relazioni molto più ampie, dentro e fuori le organizzazioni, trasversali al territorio in cui si vive. E il ruolo della progettazione è costruire un impatto concreto, possibile, ma anche e soprattutto condiviso.
Creare le condizioni, ha spiegato l’Executive director design di logotel, non significa progettare i contenuti dei singoli elementi, ma “creare le relazioni, favorire i legami e mettere a fattor comune i punti di vista”: tratteggiare i puntini che, insieme, possono generare un cambiamento positivo e trasformativo non solo all’interno delle organizzazioni, ma all’esterno, sul territorio.
Le diverse angolazioni del civic engagement
La scaletta dell’incontro prevedeva tre domande uguali per tutte le partecipanti: cosa intendessero per civic engagement, alcuni progetti concreti che stanno dando forma all’impegno civico delle proprie aziende o organizzazioni, come si misurano gli impatti generati.
Le quattro ospiti hanno restituito definizioni di impegno civico calibrate sulla natura della propria organizzazione: una utility, un’associazione di imprese, una fondazione attiva nel volontariato, un’università. È proprio in questa pluralità di angolazioni che il concetto rivela la sua ampiezza.
Arianna Asnaghi (A2A): un dialogo continuativo e trasparente con i territori
Per Arianna Asnaghi di A2A, l’impegno civico si traduce innanzitutto nel creare engagement con i territori. “Vuol dire instaurare un dialogo continuativo e trasparente sulle tematiche per noi centrali, in primis la transizione ecologica”, ha spiegato Asnaghi, sottolineando come la presenza, all’interno del team di sostenibilità, di una struttura dedicata allo stakeholder engagement sia già di per sé un segnale di quanto il tema sia strategico.
Il presupposto è netto: “Un’azienda da sola non può realizzare nulla se non ha i propri stakeholder con sé”.
H3 Paola Andreozzi (Valore D): le aziende, da attori economici ad attori civici
Paola Andreozzi ha portato la prospettiva di una rete. Valore D è infatti un’associazione di circa 400 imprese che parte da una considerazione precisa: “Le imprese non sono delle isole”. Qualsiasi attività compiano, da un processo di selezione all’adozione di un nuovo welfare, ha un impatto anche all’esterno, perché normalizza comportamenti e crea aspettative. “Nel momento in cui 400 aziende si muovono insieme, non stiamo più parlando di un fenomeno di settore, ma di un fenomeno culturale”, ha precisato Andreozzi.
Per Valore D il civic engagement ruota attorno a tre parole chiave:
la mobilitazione delle aziende, chiamate a diventare non solo attori economici ma attori civici, estendendo la responsabilità anche alle proprie filiere e all’intero comparto;
il dialogo istituzionale: ogni volta che l’associazione siede a un tavolo per definire una policy o una proposta di legge, porta alle istituzioni le aspettative di migliaia di aziende e dei loro dipendenti.
infine, la comunità, a partire dalla piattaforma per gli associati Younicity, sviluppata e disegnata insieme a logotel, dove le aziende non si limitano a informarsi e formarsi, ma partecipano. Perché, ha precisato Andreozzi, “la prassi e l’adozione sono un atteggiamento passivo, mentre condividere e mettere a fattor comune è il primo passo per attuare l’impegno civico”.
Lella Quinto (AIRC): valorizzare chi rende possibile la missione della Fondazione
In AIRC, ha raccontato Lella Quinto, di engagement si parla ogni giorno. La Fondazione, attiva da sessant’anni, ha un centinaio di dipendenti e circa 20.000 volontari coordinati attraverso 17 uffici territoriali. Per un’organizzazione così capillare, l’impegno civico coincide con la capacità di stimolare e valorizzare costantemente ciò che i volontari fanno: tenere attivi gli storici, recuperare gli inattivi, cercarne sempre di nuovi.
Quinto ha insistito sulla grande responsabilità che i volontari portano sulle spalle: mentre sono in piazza con arance, cioccolatini e azalee, sono di fatto “divulgatori e ambasciatori” dell’organizzazione, perché AIRC ha la missione non solo di finanziare la ricerca, ma anche di raccontarne i risultati e diffondere una cultura della prevenzione. Un lavoro che si nutre di prossimità, presenza e formazione continua.
Silvia Tracchi (Università Bocconi): l’università come infrastruttura civica
Per l’Università Bocconi il civic engagement si inserisce nell’ambito della terza missione, che raccoglie i progetti finalizzati a generare impatto. Silvia Tracchi ha ricordato un dato che dà la misura di questo impegno e che spesso passa sotto silenzio: la Bocconi è un’università non profit, che ridistribuisce i propri utili a sostegno di ricerca e borse di studio. “Quest’anno abbiamo ridistribuito 56 milioni di euro in borse di studio e ricerca: uno studente su tre riceve un sostegno”.
L’impegno civico, ha spiegato Tracchi, nasce sempre dall’ascolto reale, autentico, profondo e si concretizza nel costruire progetti “non tanto per le persone, quanto con le persone”, ascoltandone i bisogni ed entrando nel profondo di quelle che sono le loro necessità.
In una realtà come Bocconi, questo impegno si traduce nell’obiettivo di mettere la conoscenza prodotta dall’università al servizio della comunità, rendendola realmente fruibile anche attraverso l’utilizzo di un linguaggio comprensibile.
La visione che ne deriva è quella di trasformare l’università in una vera e propria infrastruttura civica, capace di connettere idee, organizzazioni e persone, e di insegnare in primis ai propri studenti a condividere la conoscenza, intesa come responsabilità condivisa.
Il civic engagement in pratica: progetti e case study
Dalle definizioni alle pratiche. La seconda domanda posta alle partecipanti ha permesso di mettere in fila progetti molto diversi per scala e ambito, ma accomunati da una stessa logica: non iniziative occasionali, ma percorsi strutturati nel tempo.
A2A: i Forum multistakeholder
Programma cardine della struttura di stakeholder engagement, i Forum multistakeholder di A2A sono incontri territoriali avviati nel 2021 e ormai estesi a tutte le regioni in cui l’azienda è presente con impianti e servizi: lo scorso anno se ne sono tenute 14 tappe.
Ogni appuntamento si articola in due momenti. Una prima parte a porte chiuse, in cui un gruppo selezionato di stakeholder discute temi definiti di anno in anno sulla base delle esigenze del business e di quanto emerso negli incontri precedenti. E una seconda parte a porte aperte, con la stampa e una platea più ampia di stakeholder territoriali, in cui un vertice aziendale presenta i bilanci di sostenibilità territoriali: documenti volontari che rendicontano il valore generato dall’azienda su ciascun territorio.
I forum hanno quindi una doppia funzione – dialogo e rendicontazione – e un’agenda che si rinnova grazie all’ascolto. Quest’anno, ha raccontato Asnaghi, i tavoli di lavoro si stanno concentrando sulle sfide sociali dei territori: un tema emerso proprio dal confronto dell’anno precedente con le piccole e medie imprese, per le quali, accanto al fattore ambientale, anche quello sociale risulta determinante.
Valore D: “In the Boardroom” e i programmi nelle scuole
Paola Andreozzi di Valore D ha condiviso due progetti che rientrano entrambi sotto il cappello dell’innovazione sociale.
Il primo è In the Boardroom, percorso di formazione executive nato nel 2012, in contemporanea con la legge Golfo-Mosca sulla presenza femminile nei Consigli di amministrazione, per accompagnare le donne (e successivamente anche gli uomini), verso i board. Un progetto, ha sottolineato, che non nasce da una normativa ma da un’intuizione condivisa con le aziende associate, e che lavora su un tema – la presenza femminile nei consigli di amministrazione – che secondo Andreozzi non è di merito o di talento, ma strutturale: “È una questione di presenza, di linguaggio, di rete”.
Il secondo caso riguarda il lavoro nelle scuole, perché certi stereotipi non nascono nel mondo del lavoro ma molto prima. Con Inspiring Girls, programma di role model rivolto soprattutto alle primarie, Valore D porta esempi concreti per stroncare sul nascere gli stereotipi di genere.
Con i programmi di orientamento dedicati alle scuole secondarie, Valore D lavora invece sulle aspirazioni, aiutando ragazze e ragazzi a identificare il proprio percorso secondo le proprie inclinazioni, ma anche offrendo una visione chiara di quello che è il mondo del lavoro.
AIRC: dalla comunità alla community con “Insieme”
Il progetto che Lella Quinto ha condiviso nel corso della live è la community dei volontari Insieme, costruita insieme a logotel. Tutto è partito circa un anno e mezzo fa, quando in AIRC hanno iniziato a sondare l’idea di passare dal lavoro nelle comunità, alla creazione di una vera e propria community.
Un questionario somministrato ai volontari ha restituito il loro entusiasmo al pensiero di avere un luogo in cui confrontarsi e ritrovarsi, al di là dei webinar. Da lì è partito un percorso di co-progettazione: interviste a volontari e dipendenti, kick off, scelta del nome, del visual e dei contenuti, fino al lancio della piattaforma a novembre.
Un passaggio chiave è stato una call to action lanciata con una semplice DEM: a ogni responsabile di piazza è stato chiesto un breve video della propria giornata tipo durante uno degli eventi di AIRC. Ne sono arrivati oltre 400, montati poi in un racconto corale.
“Non vi nego che mi sono commossa, perché ci sono dei video fantastici”, ha raccontato Quinto. “Non c’è nessun attore, sono veramente i volontari che si svegliano la mattina, si fanno la barba, si mettono la spilletta, decidono come vestirsi e si incontrano in quelle giornate che sono davvero speciali, di festa. Perché, come racconto quando faccio formazione ai volontari, noi abbiamo a che fare con un dolore forte, ma le giornate in piazza sono giorni di festa perché noi raccontiamo anche la speranza”.
La community, oggi dotata di aree riservate per le diverse tipologie di volontari, raccoglie le loro testimonianze e supporta attività operative come la raccolta di anagrafiche.
Università Bocconi: “sPark of Change”, Power Walk e Isole Sonore
Il primo progetto condiviso da Silvia Tracchi è sPark of Change, realizzato con logotel e altri partner in occasione delle Olimpiadi, a partire da una ricerca commissionata all’ateneo sugli impatti dei grandi eventi sulla città di Milano e sul sistema Paese.
L’idea è stata raccontare quella ricerca a un pubblico ampio – cittadini, turisti, appassionati – su più livelli. Una mostra in campus, aperta a tutti e fruibile in italiano e inglese, dedicata a temi come l’impatto del tifo, la gestione degli impianti, le ricadute territoriali ed economiche, con contenuti accessibili anche via landing page e realtà virtuale. Una serie di talk con ospiti come il ministro dello Sport canadese, atleti e presidenti di federazione. E le Power Walk, tre camminate organizzate con la Wellness Foundation di Technogym e il Municipio 5, che hanno coinvolto oltre 100 persone – dalle famiglie con bambini alle persone più anziane del vicinato – raccontando la ricerca in modo semplice, direttamente nel campus.
Da questa esperienza è nato un dialogo strutturato con i municipi e con le biblioteche civiche, sempre più hub partecipativi e intergenerazionali, da cui sono emersi bisogni concreti ai quali Bocconi ha risposto in diverse modalità: mettendo a disposizione le proprie legal clinic – strutture che offrono supporto e orientamento su questioni giuridiche in contesti reali selezionati e consentono a studentesse e studenti di lavorare su casi concreti attraverso attività pro-bono – nelle periferie, o organizzando corsi di educazione finanziaria per le scuole superiori.
A questi progetti si aggiunge Isole Sonore, rassegna di concerti gratuiti realizzata da quattro anni con Yamaha Music Europe, cresciuta dalle 150 persone del primo appuntamento all’aula magna da mille posti completamente piena per l’esibizione di Bill Laurance. Tutte iniziative gratuite, all’insegna di due principi che Tracchi ha rivendicato con forza: l’accessibilità e la costanza, perché “nel momento in cui si comincia un progetto è importante perseverare”.
Misurare l’impatto del civic engagement: il nodo aperto
Un tema fondamentale, quando si parla di impegno civico e non solo, è quello della misurazione dell’impatto: come capire se i progetti stanno davvero generando valore sui territori e sugli stakeholder coinvolti?
Tutte le partecipanti hanno sottolineato come la misurazione sia una sfida aperta. A2A la sta affrontando con un percorso di ricerca avviato nel 2024 insieme a un advisory board internazionale che comprende SDA Bocconi e The European House Ambrosetti. Due studi comparati: il primo, con SDA Bocconi, sul ritorno per gli stakeholder (sinergie create, progetti avviati a seguito degli incontri, miglioramento delle competenze in ambito sostenibilità); il secondo, con TEH Ambrosetti, sul ritorno reputazionale e di business per l’azienda.
I risultati, presentati nei mesi scorsi, sono stati positivi su entrambi i fronti: gli stakeholder hanno giudicato gli incontri stimolanti, in alcuni casi hanno avviato processi o collaborazioni che prima non esistevano e hanno migliorato la propria percezione di A2A come partner affidabile sui temi della sostenibilità, dimostrando così un ritorno anche a livello reputazionale per l’azienda nei territori in cui opera.
Paola Andreozzi ha premesso che la misurazione ha sempre una componente quantitativa e una qualitativa. In Valore D vige un approccio alla misurazione su tre livelli.
Un livello individuale (formazione, mentoring e coaching seguiti dalle persone), uno organizzativo (quante aziende adottano determinate pratiche, a quali tavoli siedono) e uno strutturale, il più complesso, legato ai grandi indicatori e trend su parità di genere e occupazione femminile.
Oltre a questo approccio, Valore D si è dotata anche di uno strumento, l’Inclusion Impact Index Plus, sviluppato con il Politecnico di Milano e reso pubblico per tutte le aziende, associate e non. Questo tool consente alle imprese di fare un self assessment quantitativo e qualitativo, consentendo a ogni azienda di capire qual è la propria situazione rispetto a determinati parametri. Per le aziende più evolute può funzionare come bussola per capire dove orientare i propri interventi, anche perché consente un confronto anonimizzato con i competitor.
“È uno strumento che promuoviamo molto perché misurare il proprio indice e anche renderlo pubblico, a prescindere dal risultato atteso, aiuta a far progredire il concetto di misurazione, permette di avere una base dati condivisa e partecipata e penso che anche questa sia una declinazione di attuazione dell’impegno civico”, ha spiegato Andreozzi.
AIRC non si è data KPI numerici al lancio della community, scegliendo di vivere il progetto passo per passo. I risultati, però, sono arrivati anche sul piano dei numeri: degli oltre 400 video della call to action ai volontari che ha preceduto il lancio della community abbiamo già scritto. Questo e un altro video più istituzionale con cui sono state lanciate delle DEM si sono tradotti in circa 550 candidature e 400 nuovi volontari in piazza e hanno avuto un buon riscontro anche in termini di visualizzazioni.
Un altro dato importante riguarda la raccolta di anagrafiche da parte dei volontari, un aspetto che sta diventando sempre più importante nel Terzo settore. I volontari AIRC, oltre che “ricercatori di fondi”, sono diventati anche dei “raccoglitori di anagrafiche”. Anche grazie a una formazione specifica e alla realizzazione di ambassador kit con le buone pratiche dell’approccio al donatore, sono state raccolte 20.000 anagrafiche in più nell’ultima iniziativa di piazza organizzata da AIRC. Con la piattaforma attiva da appena sei mesi, ha precisato Quinto, è ancora presto per un bilancio definitivo, ma le aspettative sono alte, corroborate anche dai KPI.
Il tema della misurazione degli impatti nell’ambito dell’impegno civico resta una sfida aperta anche per Bocconi. Anche l’Università, come ha spiegato Silvia Tracchi, ha dei KPI quantitativi molto semplici da utilizzare: “Il numero di studenti coinvolti, i visitatori, quanti eventi abbiamo fatto piuttosto che quante partnership abbiamo creato. Ma il vero punto è valutare in modo qualitativo quello che è l’impatto che generiamo: se le nostre attività hanno generato un dibattito pubblico, se hanno coinvolto i media in un certo qual modo, se sono riuscite a modificare determinati comportamenti”.
Su questo fronte, ha spiegato Tracchi, è ancora presto per dare risposte, ma la volontà di proseguire in questa direzione è chiara.
Cosa accomuna i progetti di civic engagement: uno sguardo progettuale
Al termine di un incontro così ricco di spunti, è stata ancora una volta Alice Manzoni a individuare, con lo sguardo di progettista, alcuni elementi comuni a progetti e iniziative in parte molto diversi tra loro. Ne esce un quadro di elementi ricorrenti che funzionano come i “mattoni” di un civic engagement davvero progettato, validi per qualsiasi iniziativa che voglia generare un impatto reale sul territorio.
Il primo è l’ascolto, e soprattutto il modo in cui viene fatto. Non un ascolto solo numerico, ma l’entrare nel vissuto delle comunità, raccogliere storie, costruire senso ed esperienza attraverso le persone coinvolte: i volontari, gli stakeholder. È qui che la co-creazione diventa decisiva: le persone non sono destinatarie di un progetto, ma parte attiva, presenti già nella fase di ascolto dei bisogni e poi nell’individuazione delle soluzioni.
E proprio l’eterogeneità del coinvolgimento – demografica, ma anche di portatori di interesse diversi – è ciò che genera soluzioni più ampie e una capacità trasformativa più evoluta. Un elemento, ha osservato Alice, che sta alla base della progettazione di un civic engagement efficace.
Un altro elemento è la dimensione emozionale, evidente nel caso di AIRC ma trasversale a tutti i progetti: qualcosa che, nella progettazione, va consapevolmente restituito, e che fa la differenza tra un engagement efficace e uno che non funziona.
Emerge poi il tema della responsabilità condivisa, che Alice traduce sul piano progettuale nel concetto di sense making. Per attivare un movimento, soprattutto nel civic engagement, dove i legami sono spesso tutti da costruire e più delicati, la responsabilità vissuta e condivisa è un elemento imprescindibile anche sul piano strategico: permette di lavorare sulla continuità anziché sulla singola iniziativa, e di farlo con linguaggi nuovi. È anche il terreno su cui una Società benefit come logotel si riconosce, perché aprirsi oltre una dimensione aziendale, anche con un ruolo culturale verso l’esterno, è ormai parte del suo stesso modo di progettare, embedded in ogni progetto, sui territori come dentro le organizzazioni.
A questo si lega la logica di filiera e di rete: l’impatto, come hanno ribadito le ospiti, è sempre collettivo. Non appartiene alla singola organizzazione ma all’insieme. Ed è qui che il design può fare da abilitatore, suggerendo azioni, evidenziando soluzioni, mettendo a fattor comune i contributi per generare un risultato aperto e visibile, che ricade sulle persone direttamente coinvolte e su tutto il territorio.
Un elemento ulteriore riguarda la misurazione come restituzione di valore e come servizio. L’Inclusion Impact Index Plus di Valore D ne è l’esempio più lampante: uno strumento di misurazione che non si limita a generare un dato o un beneficio, ma diventa un servizio vero e proprio, disponibile, aperto e inclusivo, messo a disposizione di tutte le organizzazioni. La misurazione, in altre parole, può essere essa stessa una forma di impegno civico.
L’ultimo elemento segnalato dalla Executive director design di logotel è l’apertura di nuovi contesti e nuovi spazi, affrontata dalle ospiti in due chiavi diverse. Da un lato la dimensione digitale, come la community di AIRC che apre un mondo nuovo a volontari abituati a una realtà fisica; dall’altro il dare nuovi significati a luoghi esistenti, come le biblioteche civiche che, nell’esperienza Bocconi, da luoghi di erogazione di cultura si trasformano in hub partecipativi e intergenerazionali, dove le persone – non più solo studenti o senior – diventano attivatori.
Elementi diversi, che convergono però sul messaggio più forte della serata: l’impegno civico non è mai un’iniziativa isolata né un semplice rendiconto. È un percorso che parte dall’ascolto, si fa progettualità condivisa e trova nella misurazione non un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza: l’elemento che, generando trasparenza e valore, diventa a sua volta materia di progetto.
FAQ – House of Civic Engagement
Che cos’è House of Civic Engagement di logotel? È una puntata speciale del format live House of Engagement di logotel, andata in scena l’11 giugno 2026, in presenza e in diretta su LinkedIn, nell’ambito della Milano Green Week. L’incontro ha messo a confronto le pratiche di civic engagement di A2A, Valore D, AIRC e Università Bocconi, con la moderazione di Federica Guazzoni e lo sguardo progettuale di Alice Manzoni di logotel.
Che cos’è il civic engagement per un’azienda o un’organizzazione? È l’insieme delle iniziative attraverso cui un’organizzazione partecipa attivamente alla vita di una comunità generando impatti reali sulla società. È un concetto ampio che cambia sfumatura a seconda di chi lo promuove: dal dialogo con gli stakeholder sul territorio alla mobilitazione delle aziende come attori civici, dalla valorizzazione dei volontari alla messa a disposizione della conoscenza verso la comunità.
Quali organizzazioni hanno partecipato all’evento e cosa hanno raccontato? Quattro realtà con prospettive diverse: A2A (utility), Valore D (associazione di imprese), AIRC (fondazione attiva nel volontariato) e Università Bocconi. Ognuna ha portato la propria definizione di impegno civico, alcuni progetti concreti e il proprio approccio alla misurazione dell’impatto.
Quali sono alcuni esempi concreti di progetti di civic engagement? Tra i progetti presentati: i Forum multistakeholder di A2A, i programmi “In the Boardroom” e “Inspiring Girls” di Valore D, la community di volontari “Insieme” realizzata da AIRC con logotel, e i progetti “sPark of Change” e “Isole Sonore” dell’Università Bocconi.
Come si misura l’impatto del civic engagement? Non esiste un metodo unico ed è una sfida aperta. A2A ha avviato studi con SDA Bocconi e The European House – Ambrosetti; Valore D adotta un approccio su tre livelli (individuale, organizzativo, strutturale) e ha sviluppato l’Inclusion Impact Index Plus; AIRC parte da risultati concreti come video, candidature e anagrafiche raccolte; Bocconi affianca KPI quantitativi a una valutazione qualitativa. Tutte concordano sulla necessità di combinare dati quantitativi e qualitativi.
Che ruolo ha il design nel civic engagement? Secondo Alice Manzoni di logotel, il design è un abilitatore: crea le condizioni perché le persone possano contribuire, costruendo relazioni e mettendo a fattor comune punti di vista. È il filo che tiene insieme gli elementi ricorrenti emersi dall’evento: ascolto, dimensione emozionale, responsabilità condivisa, logica di rete, misurazione come servizio e apertura di nuovi spazi.