“A prescindere dalle tecnologie che si utilizzano, alla fine ciò che conta è avere le persone migliori”. Potrebbe riassumersi in questa frase, pronunciata dal CEO di Adidas Bjørn Gulden, il senso dell’ultimo Fast Company Innovation Festival 2026.
La rassegna annuale organizzata dalla testata statunitense Fast Company, giunta alla sua dodicesima edizione, si è tenuta dal 14 al 17 settembre a New York riunendo figure di spicco nei campi della tecnologia, del design, della leadership, della sostenibilità e della creatività.
Sono stati tanti i panel e gli eventi che hanno approfondito come l’intelligenza artificiale stia rivoluzionando il modo in cui si fanno le cose. Ma il fil rouge di buona parte degli interventi è stato la centralità dell’uomo: come restino fondamentali il suo giudizio, la sua creatività e il suo intuito.
In questo articolo raccogliamo alcuni degli insight emersi dal festival.
Cos’è il Fast Company Innovation Festival 2026
Il Fast Company Innovation Festival è una rassegna organizzata da Fast Company, testata statunitense nata nel 1995 che si occupa di economia e di temi che intersecano business, design e innovazione.
Fast Company è diventata negli anni una fonte molto autorevole. Tra le varie rubriche e notizie che propone, ogni anno redige una classifica delle 50 aziende più innovative del mondo che trova ampio spazio anche negli altri media internazionali.
Da 12 anni la rivista (che è cartacea e online) organizza il Fast Company Innovation Festival, appuntamento che richiama leader aziendali, esperti di innovazione, design, creatività, nonché esponenti di rilievo del mondo della cultura, delle arti e dell’imprenditoria.
“Fast Company racconta tutto l’anno le idee, le aziende e i leader che stanno ridefinendo il mondo del business, e l’Innovation Festival porta quelle conversazioni sul palco in tempo reale”, ha spiegato Brendan Vaughan, direttore editoriale di Fast Company, nel comunicato di lancio dell’edizione 2026.
Senso e giudizio umano nel design: la vera sfida è capire cosa costruire
Tra gli eventi dedicati al design, da segnalare il panel New Rules of Great Design a cui hanno partecipato Carson Caprara (chief product officer, Brooks Running), Brooke Ellis (chief design officer, Block) ed Emily Galloway (senior director of product design, Spotify).
Proprio quest’ultima ha pronunciato una frase che, in un’epoca di trasformazioni velocissime, suona quasi anacronistica: “Di più non è sempre meglio. Più veloce, non è sempre meglio”.
Parole che riecheggiano il famoso “less is more” di Mies van der Rohe e che sottolineano in realtà quanto il senso, inteso sia come direzione sia come significato, sia più che mai fondamentale in un momento in cui, grazie all’AI generativa, chiunque può trasformare un’idea in realtà più velocemente che mai.
Quelle di Galloway sono parole che risuonano con una recente riflessione di Daniele Cerra, Chief innovation officer e partner di logotel, sul rapporto tra il vibe coding e il vibe design. Quest’ultimo viene definito come un nuovo approccio alla progettazione di servizi, prodotti e strategie di go-to-market abilitato dall’intelligenza artificiale generativa, ma sempre guidato dalla direzione e dal senso dei designer (qui il link all’articolo).
Dal panel, moderato dalla senior editor di Fast Company Liz Stinson, sono arrivati anche altri spunti interessanti.
Cash App Wand: il design che nasce dalla voglia di stupire
Il primo a “firma” di Brooke Ellis, chief design officer di Block, azienda innovativa nell’ambito dei pagamenti digitali. Ellis ha in primis sottolineato come la vera sfida, in un momento in cui il costo per costruire qualcosa di nuovo è ai minimi termini, è capire cosa valga la pena costruire. Il suo non è certo un pensiero isolato: “Build what matters” è stato il claim del WMF! 2026, il We Make Future Festival di Bologna.
La CDO di Block ha poi sottolineato come sia importante lasciare spazio all’immaginazione. Il design non deve per forza risolvere un problema, ma può nascere anche dalla volontà di sorprendere, stupire, trovare un modo alternativo per fare le cose. È così che è nata ad esempio la Cash App Magic Wand, un accessorio per i pagamenti contactless a forma di bacchetta magica che si agita per acquistare i prodotti nei negozi. Sembra una sciocchezza: ma il fatto che sia andata esaurita nel giro di 10 minuti mostra quanto le persone, a volte, abbiano semplicemente voglia di sognare e divertirsi.
L’ultimo insight interessante emerso dall’evento riguarda un caso specifico raccontato da Emily Galloway. La senior director of product design di Spotify ha spiegato come la popolare app di streaming è riuscita a rendere più caldo e “umano” un servizio lanciato nel 2023, l’AI DJ.
In Spotify hanno compreso che la voce di questo Dj non poteva suonare robotica per fare breccia negli utilizzatori. Per questo motivo, l’hanno modellata su quella di un dipendente di Spotify che aveva già esperienza nel campo del podcasting. Inoltre, per lavorare al progetto dell’AI DJ Spotify ha creato una writer’s room, ossia un team di persone – scrittori, esperti di musica e cultura, ingegneri – che hanno lavorato insieme alla tecnologia generativa per progettare il servizio.
Il caso Adidas: la leadership che toglie i “no-sayers” e punta sulle persone migliori
L’importanza delle persone è stata sottolineata anche dall’amministratore delegato di Adidas, Bjørn Gulden. Nel suo intervento durante il festival ha raccontato come, dopo aver preso il timone del brand di abbigliamento sportivo in un momento di difficoltà nel gennaio 2023, sia riuscito a invertire la rotta, tornando a farlo crescere e guadagnandosi la riconferma fino al 2030.
La sua ricetta, in breve: eliminare quelli che ha definito “no-sayers”, cioè i livelli decisionali in cui basta una sola persona per dire no e bloccare tutto, per far emergere “le persone brave”, anche se inserite nei livelli inferiori dell’organizzazione, consentendo loro di arrivare al vertice.
Secondo Gulden, l’energia, l’innovazione e l’intuito sono le qualità da privilegiare, anche quando si tratta di prendere le decisioni. I risultati migliori – come la scarpa che ha consentito al maratoneta keniano Sabastian Sawe di correre la maratona di Londra in meno di due ore – sono frutto di una cultura aziendale che non deve avere per forza una procedura per tutto, ma può lasciare spazio alla creatività.
Bisogna “togliere per un po’ i fogli Excel dalla discussione, e lasciare che i designer e i creativi facciano davvero quello che vogliono”, ha spiegato il CEO di Adidas, che ha poi chiuso il suo intervento con la frase con cui abbiamo aperto questo articolo: “A prescindere dalle tecnologie che si utilizzano, alla fine ciò che conta è avere le persone migliori”.
L’AI aumenta l’esperienza del cliente
Anche sul fronte della customer experience, il filo conduttore del festival è stato lo stesso: la tecnologia può avere senso solo se il suo punto di caduta sono le persone, in questo caso clienti, consumatori, utilizzatori di un prodotto/servizio.
Tra coloro che hanno approfondito queste tematiche segnaliamo due nomi inseriti nella neonata classifica Pacesetters di Fast Company, che quest’anno ha premiato 40 dirigenti capaci di usare l’AI in modo innovativo per il business: Fran Bell, Executive vice president e Chief technology officer di The Home Depot, ed Eugene Nikolavsky, Chief information officer per il Nord America di Stellantis.
Nel caso di The Home Depot – il più grande rivenditore di articoli per la casa negli USA –, Bell ha individuato due tipologie principali di cliente: i professionisti e gli appassionati del fai-da-te. Entrambe le tipologie sono accomunate dallo stesso bisogno di materiali per la casa. Da qui è nato Magic Apron, l’assistente per lo shopping e guida ai progetti basato sull’AI generativa del brand, pensato per accompagnare i clienti prima e dopo l’acquisto.
Ma per Bell l’AI porta valore ai clienti soprattutto quando potenzia il lavoro delle persone in negozio: “Sono profondamente convinta che il valore più grande dell’intelligenza artificiale si manifesti quando l’AI potenzia l’ingegno umano e dà davvero una marcia in più alla competenza dei nostri collaboratori”, ha affermato durante uno degli eventi del Festival. Un caso pratico: grazie alla tecnologia in uso nei negozi, un addetto può ora fotografare una lampadina e scoprire immediatamente in quale corsia e in quale scaffale si trova, o se è disponibile online e in quanto tempo può essere ordinata per il cliente.
Nel settore dell’automotive, a cui appartiene Nikolavsky, il customer journey è più lungo: inizia ben prima dell’acquisto di un’auto e prosegue lungo tutto il ciclo di vita del prodotto. L’approccio di Nikolavsky rispetto all’integrazione tra AI e customer experience è però simile a quello di The Home Depot: l’intelligenza artificiale è uno strumento utile per migliorare l’esperienza del cliente seguendolo anche dopo l’acquisto.
Il CIO per il Nord America di Stellantis ha condiviso la strategia adottata dal colosso automotive: “Abbiamo creato un’esperienza unica in cui puoi iniziare in concessionaria, tornare a casa e finire lì, oppure viceversa, puoi iniziare a casa e finire in concessionaria”, preannunciando che questa strategia sarà presto estesa ad altri Paesi.
Per entrambi i dirigenti, il punto di partenza resta lo stesso, a prescindere dal settore: la tecnologia in sé non porta a nulla se prima non si capisce davvero il cliente e il suo bisogno.
Cosa portare a casa dal Fast Company Innovation Festival 2026
Messi in fila, gli interventi raccolti in questo articolo raccontano una storia coerente: l’AI generativa abbassa il costo di produrre qualcosa di nuovo, accelera i processi, personalizza le esperienze. Ma più aumenta questa capacità, più diventa decisivo chi la guida: il designer che sceglie cosa valga la pena costruire, il CEO che libera le persone giuste dai livelli decisionali che le soffocano, il collaboratore in negozio il cui giudizio viene potenziato, non sostituito.
È probabilmente questo l’insight più utile dell’edizione 2026 del Fast Company Innovation Festival, applicabile ben oltre i casi specifici raccontati sul palco di New York: la tecnologia più potente non è quella che elimina il fattore umano dall’equazione, ma quella che lo mette nelle condizioni migliori per esprimersi.
FAQ – Domande frequenti sul Fast Company Innovation Festival
Che cos’è il Fast Company Innovation Festival? È la rassegna annuale organizzata dalla testata statunitense Fast Company, che richiama leader aziendali, esperti di innovazione, design e creatività e figure di rilievo della cultura e dell’imprenditoria. L’edizione 2026 è la dodicesima.
Quando e dove si è svolto il Fast Company Innovation Festival 2026? Si è tenuto a New York dal 14 al 17 settembre 2026, riunendo figure di spicco nei campi della tecnologia, del design, della leadership, della sostenibilità e della creatività.
Cosa ha detto il CEO di Adidas Bjørn Gulden sul ruolo delle persone? Gulden ha sostenuto che “a prescindere dalle tecnologie che si utilizzano, alla fine ciò che conta è avere le persone migliori”. Per farle emergere ha eliminato i “no-sayers”, i livelli decisionali in cui una sola persona può bloccare tutto, lasciando più spazio a creatività e intuito.
Come ha reso più “umano” l’AI DJ Spotify? Spotify ha modellato la voce dell’AI DJ, lanciato nel 2023, su quella di un dipendente con esperienza nel podcasting. Ha inoltre creato una writer’s room di scrittori, esperti di musica e cultura e ingegneri, che hanno progettato il servizio insieme alla tecnologia generativa.
Come usano l’AI per la customer experience The Home Depot e Stellantis? The Home Depot ha lanciato Magic Apron, assistente basato su AI generativa che accompagna i clienti prima e dopo l’acquisto, e usa la tecnologia per potenziare il lavoro degli addetti in negozio. Stellantis ha creato un’esperienza che permette di iniziare l’acquisto in concessionaria e finirlo a casa, o viceversa. Per entrambe, il punto di partenza è capire il cliente.
Qual è il filo conduttore del festival? La centralità delle persone. L’AI generativa abbassa il costo di produrre qualcosa di nuovo e accelera i processi, ma resta decisivo chi la guida: il giudizio, la creatività e l’intuito umani.